Il cibo in poesia e prosa
Il tema appare meno romantico del solito, ma senza dubbio anche il cibo dona emozioni...
...perche' il cibo e' poesia... il cibo e' vita di tutti giorni... scandisce le nostre giornate...
ci accompagna...
Sensazioni e stati d'animo si mescolano a sapori e profumi...
Non solo cibo ma anche vino... il buon vino e' protagonista ...il buon vino e' cultura e piacere...
E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:
“I tuoi semi vivranno nel mio corpo,
E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,
La loro fragranza sarà il mio respiro,
E insieme gioiremo in tutte le stagioni.”
KAHLIL GIBRAN 
Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi!
K. Gilbran
Opera buffa
"Dopo il non far nulla, io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L'appetito è per lo stomaco ciò che l'amore è per il cuore. Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l'invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia. Quanto all'amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l'orecchio si inebria e il cuore ne viene rapito. Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne.
Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo."
G. Rossini
Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza.
G. Flaubert
In una delle pagine più celebri e citate della letteratura, il sapore e il profumo di una madeleine, grazie a un'improvvisa e travolgente sinestesia, riportano alla memoria di Marcel Proust la sua infanzia. Questa sensazione, e la necessità di trasformarla in scrittura, dà origine all'intero ciclo di Alla ricerca del tempo perduto, un romanzo dove le pagine legate al cibo sono assai numerose e intense: basti pensare al ruolo centrale di Francoise, la cuoca della zia Léonie, alla passione per il gelato dell'amata Albertine.
Anche l'altro grande romanzo che apre il Novecento letterario, l'Ulisse di Joyce, inizia illustrando i gusti del protagonista Leopold Bloom, certo assai meno raffinati di quelli di Proust: «Mr Leopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e di volatili. Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie, gozzi piccanti, un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanate e fritte, uova di merluzzo fritte. Più di tutto gli piacevano i rognoni di castrato alla griglia che gli lasciavano nel palato un fine gusto d'urina leggermente aromatica».
La simbiosi di parole e sapori non è un frutto della modernità: basti pensare, tra i capolavori della letteratura antica, a un «poema-mondo» come l'Odissea, che illustra ed esemplifica il variegato e complesso rapporto tra letteratura e cibo. Nel corso dei secoli questi intrecci si sono ulteriormente arricchiti, tanto che è possibile immaginare una molteplicità di percorsi di lettura sul tema dell'alimentazione.
Tempo verrà
di DEREK WALCOTT
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.
Ode al pomodoro
di Pablo Neruda
La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l'olio,
figlio
essenziale dell'ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l'arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell'estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l'insigne pienezza
e l'abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.

Io il caffè lo bevo amaro
di M.Pace
Ogni mattina mi prepari con amore
Una tazzina di caffè, senza pensare
Se l’ho sognata, o l’ho voluta con ardore,
O se l’ho chiesta da bere o da portare.
Ma solamente fai che possa aprire gli occhi
Con il profumo di un caffè fatto da mani
Che poi mi sfiorano le guance, e poi mi tocchi
Per dirmi che oggi è quello che ieri era domani...
Le tue carezze al gusto aromatico di caffè
Fanno che da quando ti vivo intensamente
Mi invitano ad amare la mia vita insieme a te:
Noi due da soli senza voci od altra gente.
E tu lo sai che io il caffè lo bevo amaro,
Senza nemmeno un lieve accenno di dolcezza,
Mi piace berlo così, vero, è un gusto caro
E l’importante è che ci sia la tua carezza.
Così è la vita che non voglio mai ingannare,
Mi piace autentica, difficile o leggera,
Amara e difficoltosa, da provare a gustare
Per trovare nel disgusto la forza della sera,
La stessa forza che ci fa dormire
Anche se l’abbiamo bevuto questo caffè, questa vita
Sono disposto a vivere e con la mente fiorire
Mentre penso al mio futuro e alla salita...
E tu lo sai che io il caffè lo bevo amaro
E che la vita mi è difficile, ma esisto,
Resisto e insisto a bere senza zuccherarlo
Perché nel vivere i tuoi giorni c’è più gusto,
Ti resta ancora quel sapore nella bocca,
Ricordo sempre le sconfitte o le rinunce.
Ma non importa se il buon gusto non mi tocca:
Mi resta il forte e solo quello mi convince
Che posso vivere con te, che mi prepari
Ogni mattina un buon caffè senza dolcezze.
Ma tu sei dolce ed io ti mordo e tu mi appari
Come la chiave del sorriso alla mia vita.

La dieta
Doppo che ho rinnegato Pasta e pane,
so' dieci giorni che nun calo, eppure
resisto, soffro e seguito le cure...
me pare un anno e so' du' settimane.
Nemmanco dormo più, le notti sane,
pe' damme er conciabbocca a le torture,
le passo a immaginà le svojature
co' la lingua de fòra come un cane.
Ma vale poi la pena de soffrì
lontano da 'na tavola e 'na sedia
pensanno che se deve da morì?
Nun è pe' fà er fanatico romano;
però de fronte a 'sto campà d'inedia,
mejo morì co' la forchetta in mano!
A. Fabrizi

Il pane
di Gianni Rodari
Se io facessi il fornaio, vorrei cuocere il pane
così grande da sfamare tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.
Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole.
Un pane così verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chili
i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia.

Vi auguro una felice domenica
magari con una bella scampagnata alla ricerca di un buon ristorantino.
Grazia