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16/01/2015
La RAI mandò in onda quattro edizioni del dramma, affidando il ruolo di Nora a Lilla Brignone, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo e Micaela Esdra. Questa che vi propongo è la versione dell'addio di Nora, a mio parere magistrale, di Giulia Lazzarini.
Venerdì 2 luglio 1968 incontrai per la prima volta Nora.
Era stata una giornata, per me allora giovanissima, vibrante di eccitazione ed attesa per la consueta serata che la RAI dedicava ogni settimana ai grandi classici del teatro, guidandomi verso sentieri della Cultura in cui non potevo addentrarmi in quanto, nella città in cui allora vivevo, non esisteva un teatro. (Lo so, vi pare fantascienza, ma giuro che la RAI davvero allora produceva e proponeva Cultura!)
Sin dalle prime battute, percepii un profondo senso di disagio che si trasformò in profonda ribellione, per il riconoscimento della condizione sociale e culturale, in cui anche io stavo vivendo, dove il maschio (e non l'uomo) possedeva un predominio arrogante e superbo sulla femmina (e non la donna), di cui l'apparente condiscendenza di Torvald e l'umiliante sottomissione di Nora sono la squallida espressione.
L'addio di Nora, dopo la tragica scoperta che la sua vita non appartiene a lei stessa bensì all'Altro, al Burattinaio che regge i fili della sua Marionetta, è quello sussurrato, sibilato, gridato dalla donna di oggi, di cui ella precorre i tempi, che abbandona la casa e la famiglia e va a vivere da sola, pagando il prezzo iniziale della solitudine, pur di potersi ‘trovare'.
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