/Riflessioni/ Le parole dei grandi
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Magicamente
storie e poesie

C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (…) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. (…) Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi, il sentimento dominante anziché di soddisfazione per rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. (…) In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre degli scrupoli. A chiedersi ad ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare…

 Italo Calvino

 

A questa nazione, giovine di ieri e vecchia di trenta secoli, manca del tutto l’idealità; la tradizione cioè delle tradizioni patre e la serena e non timida coscienza che sole affidano un popolo all’ avvenire. Ma religione non può esserci dove uomini e partiti non hanno idee o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio l’abilità, e per abilità qualche cosa di peggio; dove tromba di legalità e alfiere dell’ autorità è la vergogna sgattaiolante tra articolo e articolo del codice penale.

 Giosuè Carducci

 

Corrado Alvaro disse: «La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile».

 

Sembrano scritti ieri, come si usa dire; la verità è che si potrebbe andare molto più indietro, cominciare da Dante e risalire il corso dei secoli trovando innumerevoli testimonianze, ora accorate ora ironiche, sullo stesso tema.

Fonte: “Il disagio della liberta” di Corrado Augias (sottotitolo “Perché agli italiani piace avere un padrone”) da cui riporterò in seguito altri brani che ritengo interessanti.

Letto volte.

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