
Il ministro Prestigiacomo minaccia di votare contro, sia in CdM che in Aula
Risorse del ministero dell’Ambiente portate a 120 milioni di euro, mettono a rischio bonifiche, parchi nazionali, dissesto idrogeologico, e lotta ai cambiamenti climatici. Mettendolo di fatto il dicastero in “liquidazione”.
I TAGLI DI TREMONTI - Questo è quello che potrebbe accadere se sul tavolo del Consiglio dei ministri ci fosse un provvedimento contenente un ulteriore riduzione (rispetto a quella già contemplata) dei fondi per il dicastero di via Cristoforo Colombo, pari a taglio del 90% in quattro anni (nel 2008 era 1,3 miliardi). Secondo un dossier del Wwf Italia, basato sui tagli previsti dalla manovra di luglio, sulla mancata operatività del ministero dell’Ambiente: i tagli previsti rispetto al 2010 parlavano di “25,7 milioni di euro nel 2012, 30,8 milioni di euro nel 2013, 57,5 milioni di euro nel 2014″. Il provvedimento probabilmente arriverà domani in Consiglio dei Ministri.
LA PRESTIGIACOMO: “NON VOTERO’” – Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo è sul piede di guerra. Alla notizia dei pesanti tagli reagisce in maniera dura: “Ovviamente – dice – non potrò votare nè in Consiglio dei Ministri nè in Parlamento una legge di stabilità che di fatto cancella il ministero dell’Ambiente”.
1,6 MILIARDI NEL 2008 - Nel 2008, ha ricordato il Wwf, “il bilancio di questo dicastero era di un miliardo e 649 milioni e nel 2009, primo anno del governo in carica, era di un miliardo e 265 milioni”. Per il 2012 – stando ai conti fatti a luglio – il bilancio dovrebbe essere di 478.458.078 euro (504.158.078 previsti dalla Legge di Stabilità 2011); nel 2013 scende a 465.376.079 euro (496.176.079 previsti della Legge di Stabilita’ 2011) e nel 2014 a 438.679.076 euro.
465 MILIONI NEL 2013 - Le spese fisse, insopprimibili, per il ministero – continua l’Ansa – sono pari a 320 milioni; il bilancio passerebbe a 440 milioni di euro nel 2012. Il rischio, sostanzialmente, con quella che il Wwf chiamava “liquidazione del ministero dell’Ambiente”, è quello di eliminare il piano bonifiche per i 57 siti inquinati di interesse nazionale, azzerare la gestione dei 60 parchi nazionali e riserve marine, eliminare gli interventi per il dissesto idrogeologico, i fondi per la mobilità sostenibile, quelli della lotta alla CO2.