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«Psicologicamente nella vecchiaia bisogna guardarsi da due pericoli. Uno di questi consiste nel lasciarsi indebitamente prendere dal passato. Non è bene vivere nelle proprie memorie, nel rimpianto dei bei tempi passati o nella tristezza causata dalla morte degli amici ... Il proprio passato è un peso che si accresce gradualmente. È facile che accada di pensare dentro di sé che le proprie emozioni solevano essere più vivide di quanto non lo siano ora e la propria mente più acuta. Se questo è vero dovrebbe essere dimenticato; e se viene dimenticato, probabilmente non è vero. L'altra cosa da evitare è di aggrapparsi alla gioventù nella speranza di succhiare vigore dalla sua vitalità. Quando i vostri figli sono cresciuti, essi vogliono vivere la loro vita; e se continuate a interessarvi a loro come facevate quando erano più piccoli, è facile che diventiate per loro un peso, a meno che essi non siano particolarmente insensibili. Non voglio dire che uno dovrebbe essere privo di interesse nei loro riguardi, ma questo interesse dovrebbe essere contemplativo e, se possibile, filantropico, ma non indebitamente emotivo. Gli animali diventano indifferenti nei riguardi dei loro piccoli non appena questi sono in grado di badare a se stessi, ma le creature umane, a causa della lunga durata dell'infanzia, trovano difficoltà a fare la stessa cosa»

(Ritratti a memoria, p. 58 ).

 



I ricordi del passato, che comprende gioie e dolori, vittorie e fallimenti, consentono alla persona anziana di dare insegnamenti e consigli alle generazioni più giovani. Ogni generazione che avanza deve ricominciare la sua strada daccapo: ha bisogno di insegnamenti e di suggerimenti per affrontare le vicende della vita. Il vecchio comprende meglio del giovane l'uomo e le sue debolezze. Ha una percezione più profonda delle vicende del tempo e della storia umana. È dunque il portatore di un grande valore di saggezza. Non a caso nelle società antiche la vecchiaia era ritenuta sacra. Era considerata un grande patrimonio spirituale per la comunità. Tuttavia questa ricchezza svanisce quando l'anziano si lascia prendere dalla nostalgia del passato. Il passato si trasforma così in uno stimolo per l'autocommiserazione. E questa, una volta innescata, tende a crescere a dismisura. La persona anziana si guarda nello specchio della sua memoria: confronta le sue sembianze fisiche, le sue forze, la sua lucidità mentale, l'intensità del suo desiderio sessuale con quelle della sua gioventù. E trae un bilancio sconfortante. E forse vorrebbe disporre della macchina del tempo per tornare indietro, per ripercorrere le strade già battute degli anni più verdi della sua esistenza. In questo modo, tuttavia, si rende infelice.
L'antica saggezza stoica ci ha insegnato, infatti, che non c'è felicità laddove regna il rimpianto e l'insoddisfazione. Russell, che in qualche modo ne è l'erede, ribadisce questa verità. E mette in luce i pericoli impliciti che derivano dalla mancata accettazione del presente da parte dell'anziano. Non solo l'anziano, così facendo, trasforma il tempo in un tiranno. Ma vive il rapporto con le generazioni più giovani all'insegna di una latente invidia. Infatti, lascia intendere Russell, l'invidia rappresenta l'altra faccia dell'autocommiserazione.
Nel momento in cui la persona anziana compiange se stessa, avverte una perdita della propria dignità. E quindi tenta di surrogare questa mancanza imponendo la propria autorità ai figli, anche quando questi ormai sono diventati adulti e autonomi. Non si rende conto che in questo modo non esprime amore, ma solo il bisogno di mostrare a se stesso la propria forza e il proprio prestigio. L'anziano dunque si trasforma in un peso per la più giovane generazione. E quindi si priva del piacere di offrire ai figli la propria esperienza senza nulla pretendere.  Soprattutto senza nulla chiedere in termini di obbedienza. Russell, invece, esorta i genitori anziani a valorizzare un atteggiamento «filantropico» e «contemplativo» nei confronti dei figli. Il che significa presentarsi loro sotto le vesti di uomini e donne che traggono dall'accordo con se stessi la forza per accettare serenamente ciò che accade. E che mostrano con la loro calma interiore di aver realizzato una vita buona e riuscita. La risposta d'amore dei figli arricchirà ulteriormente la loro esistenza.

Fonte:Russell – Filosofia e salute
Analisi di Maurizio Zani ed. RIZA


Nello svolgere un lavoro di volontariato o una professione che ti porti sovente accanto a persone anziane, può sussistere il rischio che le persone di cui ti occupi giungano a rappresentare un orizzonte di riferimento. E così, interagendo con le patologie della vecchiaia, dietro l’angolo si annida il pericolo di uniformarsi a un modello di pensiero che colloca questa età della vita come anticamera della sua stessa fine. L’invecchiamento è un tratto necessario per consolidare e significare ciò che ognuno di noi “è” e dovremmo riflettere, non solo sui vecchi che conosciamo, ma, qualunque sia la nostra età, alla struttura e all’impronta che già stiamo costruendo oggi per il domani che ci attende.

 

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