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Magicamente
storie e poesie

L'11 aprile del 1884 nacque Piero Jahier, scrittore e poeta italiano 




Il solo amico che ho avuto

Il solo amico 
che ho avuto
gli ho messo nel petto un fortissimo cuore
la più bella anima gli ho inventato.
Grazia e benedizione
al mio amico che compensa nel mondo la mia debolezza
vittoria al mio amico puro!

Con quell'anima gli misuravo la vita
lo travolgevo a vivere secondo quel cuore.

Ma si è stancato di un'anima così faticosa
ma voleva misura coi tanti cuori vili.

Allora ho smontato l'anima che gli avevo inventato -
ma il cuore che gli avevo dato
nel mio petto l'ho ripreso:
cuore che nel mio petto va bene
cuore forte del mio solo amico
cuore mio.





Parlato scalando

Parlato scalando
all'orecchio della più gracile guglia ghiacciata:
guardami pure nei tuoi specchi bianchi
e non oserai farmi male;
se c'è viltà rimasta che non posso sapere
non mi risparmiare.



Vogliono sempre impedirmi
di esser triste

Vogliono sempre impedirmi di esser triste;
ma se è la mia sola gioia esser triste:
cresce solo piangendo
questa gemma d'albero che volete asciugare





Autoritratto

Borsa di soldato
abito di soldato
pane di soldato
letto di soldato
corpo di soldato
anima di soldato.

Non manca il coraggio di andare avanti:
manca il coraggio di andare indietro
ritornare dove deviato:
per avanzare davvero.




Bambino

Sei tutto nel tuo riso - sei tutto nel tuo pianto
guardaci viso nuovo
guardaci chiaro viso bambino
noi che abbiamo speso il nostro riso
noi che abbiamo speso il nostro pianto
poveri grandi visi
che piangono con resti di pianto
che ridono con resti di riso.





Questo bambino povero

Questo bambino povero non è stato sgridato quando si infradiciava coll'acqua - unica delizia sulle terre e nei cieli - ACQUA - creatura giocoliera sempre in rumore, e se la tocchi, sempre pronta a scappare.

Questo bambino povero - vestituccio di bocconi di pane - eppure non è stato sgridato quando si sporcava con la polvere - secona delizia sulle terre e nei cieli - POLVERE - o cosa di della polvere INDUSTRIA-GUERRA-PITTURA!

Questo bambino povero non è stato sgrudato quando si strinava a far divampare il suo fuoco - FUOCO - terza delizia sulle terre e nei cieli - fuoco rosso di sole, fuoco nero in pancia ai treni.

Questo bambino povero non è stato sgridato quando sulle scarpe regalate imparava a saltare - quarta delizia appartenente al solo cielo - Saltare - stare in cielo piiù che si puole.

O invidiato da tutti, solo vero bambino, bambino povero,
bambino felice!




Il ricco con me vuol parlar poesia

Il ricco con me vuol parlar poesia
Ma bisogna che parliamo sussistenza, prima.
Altrimenti non arriveremo alla poesia
O come vorrei poter parlare subito di poesia!
E avrei voluto, in vita.

Dunque se il ricco vuol parlare poesia
bisogna che parliamo sussistenza prima.
Lui ricco è prima ricco e poi uomo.
E anch'io prima povero e poi uomo.
Debbo scavalcar la miseria per entrare in poesia.
Scavalchi la ricchezza, e ci troveremo insieme.




Uomo felice

Ier l'altro ha avuto la promozione, la quale gli mancava per esser felice.
Ma quando stava per sentirsi felice, il secondo molare della mascella - in alto a destra - ha ricominciato a dolere.
Veramente anche prima tantissime volte quel molare medesimo aveva doluto.
Però andava con la mancata promozione; non sarebbe stato felice anche se l'avesse fatto cavare; un molare, d'altronde, così prosperoso.
Ieri invece: soltanto quel molare cominciò a separarlo da esser felice.
Allora non potè più rinunziare a esser felice; e se lo fece cavare, e la caverna fece infezione, e fu morto stamattina.


Piero Jahier




Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri 
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita, 
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno 
che non sa perché va a morire”





Piero Jahier è stato una splendida meteora della letteratura italiana


«Non manca il coraggio di andare avanti:
manca il coraggio di andare indietro
ritornare dove deviato:
per avanzare davvero».

P. Jahier, “Autoritratto”.

Biografia

Piero Jahier nasce l’11 aprile 1884 a Genova, dove la famiglia si trova per una missione pastorale del padre Pier Enrico, evangelista protestante al servizio dell’Unione cristiana apostolica battista.
A causa di sfortunate disavventure finanziarie gli Jahier, nel 1895, sono costretti a trasferirsi a Firenze. Qui, due anni dopo, il padre, lacerato nel profondo dall’immenso rimorso per un adulterio, si suicida nel Cimitero degli Allori. Nel capoluogo toscano il giovane Piero, inevitabilmente devastato dalla terribile tragedia, frequenta il liceo Dante. Al termine degli studi superiori, nel 1903, grazie anche all’ausilio di una borsa di studio, si iscrive alla scuola di teologia valdese di Firenze. Dopo soli due anni abbandona l’istituto, a causa dell’incompatibilità della sua natura poetica con la dimensione opprimente della fede teologica protestante. Le familiari esigenze economiche lo costringono allora a trovarsi un impiego. Viene assunto dalla Società adriatica ferroviaria, ed inizia a lavorare a Bari, per poi essere trasferito a Firenze pochi mesi dopo.
A ventisei anni, dunque nel 1910, sposa Elena Rochat Cordey, anch’ella figlia di un pastore, dalla quale avrà ben quattro figli. È un periodo della sua vita particolarmente intenso questo. Si laurea in legge nel 1911, ed inizia a collaborare con la rivista La voce [1]. Inoltre scrive moltissimo. I volumi Resultanze in merito alla vita e al carattere di Gino Bianchi (1915), Ragazzo (1919), Con me e con gli alpini (1919), risalgono tutti a questi anni di fervida produzione letteraria.
Nel 1915, da convinto interventista, lo Jahier parte volontario per il fronte. Diventa prima sottotenente e poi tenente degli alpini, uomini eroici nei quali vede concentrati gli ideali della guerra democratica e rivoluzionaria. Descrive tale esperienza nel già citato diario bellico Con me e con gli alpini. Celandosi dietro lo pseudonimo di Barba Piero, dirige L’Astico. Giornale delle trincee. Il rotocalco, basandosi sull’ingente presenza contadina all’interno dell’esercito italiano, incarna e si fa portavoce di valori primordiali quali l’attaccamento alla terra ed alla famiglia, collocandosi in opposizione all’individualista lotta di classe intrapresa dal proletariato operaio.
Al termine della Grande guerra, il poeta, accogliendo una proposta di Prezolini, si pone alla direzione di un’altra rivista, intitolata Il Nuovo Contadino. Attraverso questo foglio lo Jahier persevera nella sua idea di sostegno alle masse rurali, ma viene sabotato dall’Associazione agraria toscana, incomprensibilmente ostile all’iniziativa. L’autore torna quindi ad occupare la poltrona di impiegato nelle Ferrovie, e rifiuta il ruolo di redattore presso il giornale Il Popolo d’Italia, offertogli da Mussolini in persona. Da questo momento, lo Jahier si dedica anima e corpo alla coraggiosa ed impagabile resistenza antifascista.
Il regime lo bracca, lo tiene in pugno impedendogli azioni clamorose, e lui reagisce raggomitolandosi in un oblioso silenzio interrotto solamente dalle traduzioni. Come se non bastasse, la sua casa bolognese in via C. Battisti viene rasa al suolo dai bombardamenti alleati. Nel 1945 perde la moglie.
Nonostante la libertà finalmente ritrovata negli anni Cinquanta, lo Jahier non riesce più a scrivere. Piuttosto si dedica alla rilettura delle opere già create, mosso da un’accalorata rievocazione di un passato idealizzato oramai perduto per sempre. Raggiungono la stesura definitiva i seguenti volumi: Contromemorie vociane (Paragone, 1954, poi in Con me, a cura di O. Cecchi – E. Ghidetti, 1983), Qualche poesia (1962), Con Claudel (1964), ed i tre libri delle Opere: Poesie (1964), Resultanze in merito alla vita e al carattere di Gino Bianchi (1965) e Ragazzo. Con me e con gli alpini (1967).
Al termine di questa grandiosa impresa di rivisitazione e ridefinizione dei suoi preziosi scritti, Piero Jahier si spegne a Firenze il 19 novembre 1966, alla veneranda età di ottantadue anni.
Letto volte.

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