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Magicamente
storie e poesie


Dieter Schlesak, poeta e scrittore rumeno, nacque a Sighisoara, il 7 agosto del 1934



a casa posso essere solo qui -
in volo,
come se allora fossi stato nell'aria
e mi fossi fermato sospeso
fra le mie patrie sulla linea di confine,
nonostante tutti quegli spari
però, un uccello non sono.

Dieter Schlesak




A Dieter Schlesak - poeta, romanziere e saggista di lingua tedesca nato in Romania, dunque sassone di Transilvania, emigrato poi in Germania e da molti anni stabilitosi in Italia - ci si può accostare da diverse prospettive, che seguono e segnano il suo percorso allo stesso tempo umano e letterario-culturale.



Una prima prospettiva è quella della letteratura in lingua tedesca quale letteratura delle minoranze etnico-linguistiche, prospettiva relativa al periodo in cui Schlesak viveva ancora in Romania dove, dopo aver condotto studi di germanistica, aveva svolto l'attività di redattore della rivista "Neue Literatur" - aspetto, questo, che illustra anche la particolare cultura da cui questo autore proviene, quella dei sassoni di Transilvania, di forte impronta mitteleuropea, in quanto austroungarica prima e romena dal 1918.



Una seconda prospettiva è quella della letteratura dell'esilio, con tutta la problematica che essa implica soprattutto sul piano dell'identità e della crisi dell'identità individuale (che opera con concetti quali "doppia identità", "identità in movimento" o "identità in rottura"). Questo piano entra in scena a partire dal 1969, quando Schlesak fugge in Germania per sottrarsi alla pesante cappa del regime comunista romeno: se "deutsch sein / essere tedesco" è difficile, ancor più difficile è essere un tedesco a Est.



La vita di Dieter Schlesak nell'ultimo quarantennio è fortemente contrassegnata dall'esperienza dell'esilio. Dalla prospettiva della cultura romena - e senza considerare ora la questione della ricezione della letteratura dell'esilio in Romania nonché della sua integrazione nella letteratura romena contemporanea - bisogna sottolineare che il cosiddetto "esilio" si riferisce alla comunità di persone originarie della Romania che, vivendo nel "mondo libero" dell'Occidente fra gli anni 1945/1948 e il 1989, hanno svolto un'attività pubblica politico-democratica, anticomunista, impegnata nella promozione dei veri valori del loro Paese di provenienza, a prescindere da come personalmente siano arrivati in Occidente e dal loro statuto di rifugiati politici o meno. La nozione di "esilio" si sovrappone dunque, nel nostro caso, a quella di "esilio militante"; in questo senso, l'impegno e la scrittura di Dieter Schlesak si possono dire esemplari.



La lingua resta infine indissolubilmente legata alla scrittura, intesa come modus vivendi:

"La scrittura e i libri mi hanno aiutato a sopravvivere", sostiene Dieter Schlesak. È così che si compie il passaggio dalla "realtà" alla "metafora". Parole come emigrazione, spaesamento, senso di identità, radici, vengono quindi ad assumere valore di metafora esistenziale, con molte forme e variazioni. E le possibilità non sono ancora esaurite...


IL MONDO DA RIPRODURRE BALBETTANDO,
nel quale io come ospite
avrò soggiornato: un nome
che cola, trasudato dal muro
su cui s’alza lambente
la lingua di una piaga.

Dieter Schlesak
Letto volte.

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