
Luis de Gongora, era un grande poeta spagnolo che ha dato nome nel Seicento ad un gusto, ad una scuola chiamata gongorismo, ecco uno suo sonetto:
Varia immaginazione, in mille intenti
contro il tuo triste signore consumi
le dolci munizioni al molle sonno,
quando vani pensieri tu alimenti,
poiché conduci gli spiriti attenti
solo a rappresentarmi d'un bel volto,
ribelle dolcemente, i tratti gravi
(gloriosa sospensione ai miei tormenti).
il sogno, impresario di finzioni,
nel suo teatro che s'arma sul vento,
ombre suole vestir di belle forme.
Seguilo: ti darà l'amato volto,
e un poco illuderà la tua passione
un doppio bene: dormire e vederlo.
Luis de Gongora
Gongora era un prete, ma un prete speciale, a cui piaceva la letteratura, anche quella più trasgressiva, che amava la musica, le corride e l'amore.
Proprio per questi suoi gusti fu accusato davanti alle autorità ecclesiastiche di malcostume.
Ma poi fu perdonato perché le sue poesie diventavano sempre più popolari e sempre più amate.
Filippo II lo nominò suo cappellano e Filippo IV lo volle al suo seguito.
Morì a Cordoba neI 1627. 
Gongora era un poeta barocco. Pensiamo ad una chiesa barocca. Le decorazioni sono quasi ossessive, i riccioli, le volute, le pitture, sono tutte incentrate sull'idea della bizzarria, dell'eccesso, della meraviglia e del sorprendente.
Gongora nelle sue poesie metteva di tutto: dai termini latini a quelli popolari del dialetto di Cordoba, la città dove era nato; dalle citazioni dei miti greci alle invenzioni sintattiche.
Usava parole oscene e parole sacre mescolate insieme. Insomma era un grandissimo giocoliere della lingua. 
Una poetessa messicana alla fine del Seicento, riprende gli stilemi di Gongora con molta sapienza.
Colui che ingrato mi abbandona, lo voglio amante,
colui che amante m'insegue, lo lascio ingrata,
cocciuta adoro chi l'amore mio maltratta,
maltratto chi il mio amore. cocciuto, cerca.
Colui a cui dedico il mio amore si fa diamante,
mi faccio diamante io per colui che mi dedica amore,
trionfante voglio vedere colui che mi uccide
e uccido chi mi vuole vedere trionfante.
Suor Juana Inés de la Cruz
Su Suor Juana Inés de la Cruz è stato scritto un testo teatrale.
Affascinava in lei, monaca, la passione laica per la poesia barocca.
In Italia, il più vicino a Gongora è stato certamente
l'ammiratissimo poeta Gian Battista Marino.
Ma sovr' ogni augellin vago e gentile
che più spieghi leggiadro il canto e 'l volo
versa il suo spirto tremulo e sottile
la sirena de' boschi, il rossignuolo;
e tempra in guisa il peregrino stile
che par maestro dell' alato stuolo.
In mille fogge il suo cantar distingue
e trasforma una lingua in mille lingue.
Gian Battista Marino, I'Adone, canto VII, ottava 32
Questo era il barocco che tanta parte ha avuto nella formazione della poesia moderna.
Anche nel Novecento si trovano autori barocchi; Pasolini, per esempio, fa un largo uso delle figure retoriche e la sua capacità di «meravigliare» il lettore con sconcertanti accostamenti, l'uso ossessivo di ossimori e metafore azzardate ne fa un autentico poeta barocco di oggi. 
Smorza tra i meridiani
il troppo azzurro Oceano
coi suoi incanti indiani
il ventaglio feroce.
La sconfinata Eurasia
ondeggia nel suo moto
trascolorando il raso
dei Giura nel vuoto.
Nel suo pallido alito
il colera disegna
penombre tropicali,
navi in quarantena.
E un Cinese impiccato
accenna nel ventaglio
le linee dell' asiatica
sua carogna abbagliante.
O ventaglio di aromi
remoti come nevi
calpestate da uomini
morti in altri evi!
L'aria che sommuovi
è un veleno che soffoca
candido e immobile
come una stinta stoffa.
La morte! No, silenzio!
Chi ha parlato di morte?
O ventaglio, il tuo assenzio
alita mille volte!
Pier Paolo Pasolini,
Il ventaglio
La poesia barocca
Letto volte.