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Magicamente
storie e poesie

NINNANANNA

 

Posa il capo assopito, amore mio,

umano sul mio braccio senza fede;

tempo e febbri avvampino e cancellino

ogni bellezza individuale, via

dai bambini pensosi, e poi la tomba

attesta che effimero è il bambino:

ma finch'è spunti il giorno mi rimanga

tra le braccia la viva creatura,

mortale sì, colpevole, eppure

per me il bello nella sua interezza.

 

 

 Anima e corpo non hanno confini:

agli amanti che giacciono sul suo

tollerante declivio incantato

in preda al deliquio ricorrente,

solenne la visione manda Venere

di soprannaturale armonia,

di universale amore e speranza;

mentre un'astratta intuizione accende,

in mezzo ai ghiacciai e fra le rupi,

dell'eremita l'estasi carnale.

 

Passano sicurezze e fedeltà

allo scoccare della mezzanotte

come le vibrazioni di campana,

e forsennati alla moda lanciano

il loro pedantesco, uggioso grido:

il costo fino all'ultimo centesimo

sta scritto in tutte le temute carte

andrà pagato, ma da questa notte

non un solo bisbiglio, nè un pensiero,

non un bacio o uno sguardo sia perduto.

 

Bellezza muore, e mezzanotte, ed estasi:

che i venti dell'alba, mentre lievi

spirano intorno al tuo capo sognante,

mostrino un giorno di accoglienza tale

che occhio e cuore pulsino e gioiscano,

paghi di un mondo, il nostro, che è mortale;

meriggi di arsura ti ritrovino

nutrito dei poteri involontari,

notti di oltraggio ti lascino andare

sorvegliato da ogni umano amore.

 

Wystan Hugh Auden

Biografia

 

 

 

 

Ultime rime dedicate a se stesso, Auden torna come nebbia immacolata

Ogni nuova traduzione è come il riaffacciarsi alla vita, per un' attimo, del poeta. Gli si ridà uso di parola, microfono, si corre ad ascoltarlo. Qui il nuovo traduttore di Auden è Alessandro Gallenzi (cui l'anno scorso a Monselice conferirono un premio speciale per il suo Ratto del Ricciolo di Pope). Ci offre, come nuove, le poesie che Wystan Hugh Auden scrisse nei suoi ultimi sei mesi di vita: quella splendida che, come da volontà del poeta, darà titolo alla raccolta che uscirà postuma, "Grazie, Nebbia" - un grazie alla «sorella immacolata dello smog» e «acerrima nemica della fretta» che si è decisa a visitare la campagna del Wiltshire - e le altre, tra cui una seconda Lullaby dopo quella celebre scritta negli Anni Trenta, e che sopra ho proposto. Questa seconda è una grande ninna nanna a se stesso, rannicchiato nel proprio microclima «come un gamberetto»:

« ... Dormi, mio Bimbo Grande, fa' la nanna», dice il canto. Il grande sonno era già nei dintorni, arrivò la notte del 29 settembre 1973, il poeta era in un albergo di Vienna, aveva 66 anni.

Letto volte.

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