Ci sono momenti in cui le parole scivolano fuori, parole intrappolate nella mente che si attorcigliano tra i pensieri: le lettere si sovrappongono, le frasi si slegano, il senso si perde, le virgole saltano e il tutto diventa un fluttuare caotico di versi. I momenti in cui accade questo meccanismo sono i più sinceri per chi scrive e i più torbidi per chi legge. Dietro ad ogni foglio vi è una confessione verso se stessi e verso il mondo, e ogni riga nasce dal sentimento, è l'umore che detta alla mano. Quel che si affida alla carta è vero mentre lo scriviamo, magari è reale solo in determinati stati d'animo o può valere solo per determinati periodi: quel che rende le persone speciali, non è il condividere il nostro stesso pensiero ma l'accettarlo senza se e senza ma, perché si tratta di un intimo percorso della vita, in un determinato tempo e in un preciso spazio. Una presenza che accolga ogni parola, che ascolti, che raccolga quel che sgorga spontaneo dalla voce, dalla penna o dai tasti. Una presenza sconosciuta, una mente sgombra che ignori tutto o quasi di noi, ciò che eravamo e quel che saremo. Una persona che non conosca schemi, che non dica ciò che vogliamo sentirci dire, che non tenti di adulare o manipolare. Qualcuno privo di giudizi e pregiudizi che non si sostituisca a Dio e voglia semplicemente ascoltare i passi di un’anima che volteggia in questo universo.

Le parole si rincorrono
come spazi da colmare,
lo scritto disegna il tempo
riunisce creature celesti
e spiriti dispettosi
che giocano a rimpiattino
con l’anima tesa a trovare
stabilità in un equilibrio incerto
che confonde e fonde
pensieri veloci scaturiti
da un cuore infreddolito
in una sera di pioggia.
Grazia
Letto volte.