Mario Scalesi (Tunisi, 16 febbraio 1892 – Palermo, 13 marzo 1922)
è stato un poeta e critico letterario italiano.

Il castigo
Una notte in cui l'inverno aveva troppo trionfato,
Infreddolito, entrai dentro un caffé.
Bevvi. Era caldo. Stavo bene. L'acquazzone
e la tramontana che morde le ossa e le attraversa
aveva reso la strada un pantano tenebroso,
un deserto; pioggia e vento si flagellavano a vicenda.
L'acqua bagnava il marciapiede e appannava i vetri
del bar e, sotto le luci flebili dei lampioni,
nel punto in cui, biforcandosi, le linee del tram
mostravano le loro rotaie luccicanti abbondantemente lavate,
intravidi, tra la pioggia che cadeva e l'ombra
il mio vecchio padre curvo dentro il suo cappotto scuro.
Era lì che esercitava il suo mestiere di scambista.
Non nutriva speranza alcuna di un futuro migliore,
per lui non v'era scampo. L'acqua chizzando e cadendo
gli colava sopra il collo e gli ammollava i baffi.
Lo sentivo tossire fino a strapparglisi
i polmoni nello sforzo di sputare.
Certamente il vegliardo espiava qualche colpa.
Un essere umano non viene abbandonato, senza ragione,
nell'indifferenza, al furore del cielo.
Indubitabilmente egli era un criminale..
Vediamo: per trentasei anni, sfinito dalla miseria,
aveva lavorato per un salario magro,
sempre onesto, sempre preciso, sempre sottomesso.
Se parlava dei suoi capi, li chiamava: "amici!"
ma, allora, ciò che in lui puniva la tempesta,
era il crimine d'essere un miserabile, d'essere onesto
e di amare troppo il proprio lavoro?
A meno che questa non fosse la sua rassegnazione.
Mario Scalesi
Nato da genitori di origini italiane (il padre era di Trapani, la madre aveva ascendenti maltesi e genovesi), frequentò la Scuola Primaria francese di Tunisi, ma ben presto dovette cercarsi un’occupazione per alleviare la precaria situazione economica della propria numerosa famiglia. Fu assunto come ragioniere. Quando aveva cinque anni, una caduta dalle scale lo aveva reso invalido. Non godeva, inoltre, delle simpatie dei “monelli” del suo quartiere, a La Goulette, dove viveva la “piccola Sicilia”.La sua salute s’incrinò sempre di più, anche a causa di una’esistenza scarsa di affetti. Dopo un periodo di ricovero nell’Ospedale Coloniale Italiano “G. Garibaldi”, il 30 settembre del 1921 fu trasferito in Italia, alla Vignicella, il nosocomio psichiatrico di Palermo. Aveva, infatti, mantenuto la nazionalità del padre. Dalle cartelle cliniche, risulta essere deceduto per “marasmo”. La sua salma sarebbe finita in una fossa comune. La sua unica raccolta poetica è stata pubblicata postuma, in varie edizioni, ed è stata accolta, sin dagli anni Trenta dello scorso secolo, da critiche favorevoli in Francia e dal consenso di francesisti di varie parti del mondo; è stata apprezzata anche in molti Paesi europei, oltre che in Tunisia e altri Stati arabi. È ritenuto uno dei “padri” della letteratura magrebina di espressione francese e tra i maggiori esponenti della letteratura proletaria. Collaborò, come raffinatissimo critico letterario, con i periodici di Tunisi «Soleil» e «La Tunisie Illustrée», da cui lanciò le sue originali tesi a favore di una “letteratura nordafricana” autentica ma che si sentisse parte integrante della “patria” francese, piuttosto che essere vittima dell’esotismo. Uno dei maggiori poeti tunisini contemporanei, Moncef Ghachem ha, in un'intervista, dichiarato: «Je suis un fils de Mario Scalesi».
Fonte Wikipedia
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