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storie e poesie






Arnold de Vos

Arnold de Vos, olandese, di professione archeologo, vive a Trento. Finalista e vincitore di numerosi concorsi di poesia, fra le pubblicazioni si ricordano: Poesie del deficit (Egidam ed.1980, Premio Piccolo Strega 1979, Premio Taormina 1980), Il portico (Gazebo ed. 1985, poi in Gazebo. Scrittori e scritture di fine '900, a cura di M.Bettarini e G.Maleti, Mediateca ed.1999), Responso (a.c.del Premio "Sikania", 1990), Paradiso e destino o La perla insonne delle pudende (Sciascia ed. 2000), Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone, Irpinia 2005) e Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone, 2006).
Scrivere in italiano è per Arnold de Vos - poeta olandese, in Italia da anni - farsi straniero, saggiare sino in fondo l'ambiguità dell'accoglienza: parola e gesto oggi estenuati, che nel punto della loro massima torsione divengono esposizione al conflitto, invito al viaggio e, inevitabilmente, strada dell'erranza. Non potrebbe essere diversamente. Per questo la sua avventura – la sua via dei canti – appare più rischiosa, difficile e al tempo stesso seducente.
Dietro di sé, de Vos ha lasciato la terra dei padri, la casa, la memoria, consapevole che anche se solo per un breve istante cedesse alla nostalgia resterebbe irretito dall'antico gesto identitario incapace di ascoltare l'altro. I suoi addii non lasciano tracce. La sua memoria non smette ri-cor-dare, interrogare, dire l'assenza.




FOIA


Il corpo m'insegna la mia alienazione,
no so dove metterlo tra me e te
anime che si fondono e volano nella foga della fusione:
il corpo sembra disabile in questo frangente
come il tuo dopo l'amore, non si piega e non si placa
nella carrozzella ballonzante dei pantaloni
mentre l'anima, diversamente abile
lo spinge nuovamente a me.





AVRÒ 69 ANNI

Avrò 69 anni
e questo corpo che ricorda
i tuoi 24 a tutte le ore al di là delle quali
ogni ora cessa. L'ho preparato a portarti con sé,
memoria senza più corpo di un corpo smemorato:
splendido dimenticatoio, non farti visitare dalla mia
memoria.
Dimentica gli svestimenti, e i rigurgiti
dell'ingordigia d'averti dentro me.




IL RAGAZZO PIÙ BELLO DEL MONDO

Reggi le fila della tua storia
come se fosse un ordito da intessere
con soli buchi: marinare la scuola,
fare il giro del paese in macchina
senza patente. Ma per questo ci vorrebbe
un coraggio che non hai. Hai dalla tua
d'essere il ragazzo più bello del mondo,
impreziosito da un vestiario sobrio
su un corpo di eleganza sorprendente.
Prendere tra le mie le tue
mani, sembra reggere una teca di cristallo.
La luce nella camera si dà una ravviata
quando entri e ti siedi sul letto
lesinando sulle parole, ogni gesto
diffidenza verso la figura che hai davanti.
I miei occhi si sono affilati alle tue asprezze.
Mi sono sentito uno scalatore del K2
aggrappandomi al tuo corpo, mostrato
come se fosse un ghiacciaio ma con un ghigno.
Il ghigno mi ha dato il coraggio di scalare
quella montagna piumata di aigrette
intorno all'alta fronte. Che non si degnava
di notare i miei exploit nella regione delle gambe
senza provocare alcuna reazione, fuorché l'erezione.
La natura si è burlata del mio corpo da uomo,
per l'occasione. Ridisceso a valle sono un altro,
quello che ti dà del lestofante per sopperire a un'esigenza
della gelosia
della tua bellezza di migrante.

Arnold de Vos

Letto volte.

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