Le meno giovani se lo ricordano sicuramente: il dettato in bella calligrafia. Tutte lì, con la testa sul banco e la mano a guidare la penna inclinata che lasciava sul foglio una linea sinuosa. Le parole si rincorrevano e si allungavano come fossero il nostro sospiro, oppure si fermavano di colpo, quasi frenassero davanti al punto e a capo. Su quei fogli c'è un pezzo grande della nostra storia: quando si scriveva a mano. E noi donne una certa vocazione per l'uso della penna l'abbiamo sempre avuta. Diari nascosti nel cassetto, lettere strappate e riscritte mille volte. Biglietti d'amore e racconti che teniamo solo per noi. Appunti, versetti, poesie. Scritti di pugno, segni della nostra identità, non solo parole per comunicare. Carta e penna ci hanno accompagnato sin qui, ora finiscono in soffitta. Se non oggi, presto. La Finlandia nel 2016 bandirà per sempre dalle scuole gli appunti a mano. Solo tablet e computer.
Ma riporre le penne ed esercitare le mani al tasto anzichè al segno grafico della scrittura è solo una questione tecnica, formale? Oppure perdiamo qualcosa che fa parte di noi? Di noi donne, in particolare, perchè la mano che scrive, tirando fuori ciò che abbiamo dentro, è una rappresentazione della nostra capacità di generare.
Letto volte.