13 aprile 2000 Quindici anni fa l'addio a Giorgio Bassani
Muore a Roma lo scrittore Giorgio Bassani. Era nato a Bologna nel 1916 da una famiglia di origine ebraica. Mostra da subito mostra un vivo interesse per la musica, ma presto rinuncia a questa passione per dedicarsi alla letteratura. Un'altra passione che l'accompagnerà tutta la vita è il tennis.
Nel 1935 si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna, che frequenta da pendolare e dove, nonostante le leggi razziali, si laurea nel 1939 con una tesi su Niccolò Tommaseo. Nel 1940 esce la sua prima opera "Una città di pianura", che pubblica sotto lo pseudonimo di Giacomo Marchi. Insegna italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole pubbliche, preparati privatamente nella scuola ebraica di via Vignatagliata, e si trasforma in attivista politico clandestino. Probabilmente il suo romanzo più celebre è "Il giardino dei Finzi Contini" che fa parte del ciclo "Il romanzo di Ferrara" insieme a "Cinque storie ferraresi", "Gli occhiali d'oro", "Dietro la porta", "L'airone" e "L'odore del fieno".
La paura è sempre una pessima consigliera.
I luoghi dove si ha pianto, dove si ha sofferto, e dove si trovarono molte risorse interne per sperare e resistere, sono proprio quelli a cui ci si affeziona di più.
Certo, che sono di origine borghese. Però, siccome non sono un borghese decadente, ed ho il senso delle mie responsabilità, proprio per questo milito in un partito di sinistra
Dopo Freud, l'origine di tutto quanto accade nel nostro cuore non ha più nulla di misterioso. Il meccanismo è quello che è, certo. Eppure lo Spirito, l'Amore, anche se sono il prodotto di quel meccanismo stesso, esistono di per sé, ben di là dal nostro cuore e dal nostro ventre. Come una volta, prima della rivoluzione freudiana, continuano imperterriti a rappresentare un valore autonomo, assoluto: l'unico in fondo davvero esistente
DOVE VIVI?
Dove vivi? - mi chiede corrugando la
fronte e stringendo le palpebre – Dov’è
che diavolo stai?
A Roma? A Ferrara? Laggiù a
Maratea? Oppure nuovamente
altrove?
Nessuno pensando a te saprebbe darti oggi il più
piccolo posto un po’ tuo- concludo – proprio tu che fino
all’altro ieri soltanto
non ne hai abitato in fondo che
uno
Giorgio Bassani
a MOMI
Gli anni – quaranta almeno dei tuoi sessanta – tutti una ritmica
alternanza d’autunnali nebbie ineffabili di inverni
del pari inesprimibili nelle opache loro o fulgenti
nevi urbane e collinari d’estati
anch’esse da non dirsi nei loro padani
polverosi ori
supremi
o nel frattempo tu sempre lì in attesa di un’improbabile
inaudita primavera giammai
avere tu fretta anzi marcissero
in te cose ed eventi prossimi sempre a una mirabile
epifania ad una imminente
caduta….
Era alla Poesia che tiravi a quella
Giorgio Bassani
Giorgio Bassani
Letto volte.