Non fa notizia, ma è il pilastro di qualunque comunità umana. Ecco da dove nasce il valore dell'onestà e come lo si difende.
E’ il fondamento di ogni società, da quelle piccole degli indios che abitano la foresta amazzonica a quelle delle megalopoli in cui dominano i giganti della finanza. Porta alla fiducia negli altri, non solo negli affari, ma anche nei rapporti di coppia, fra genitori e figli, fratelli, sorelle, amici e colleghi. Stiamo parlando dell'onestà, fondamento del "contratto sociale" che caratterizza le comunità umane, un valore universale che gli esseri umani ma non solo loro) sono chiamati a rispettare in ogni tipo di società. Certo, i comportamenti disonesti non mancano: oltre a furti e rapine, ci sono gli scandali finanziari come quello Parmalat, ci sono la corruzione, le truffe, l'evasione fiscale (in Italia tocca i 300 miliardi di euro) e tanti altri reati.
Black list.
A ricordarcelo, ogni anno giunge puntuale la speciale classifica di Transparency International a sulla percezione della corruzione, con 178 Paesi censiti. Nell'ultima rilevazione, relativa al 2010, la Danimarca figura come il Paese più onesto, insieme con Singapore e Nuova Zelanda, seguiti da Finlandia, Svezia, Canada, Olanda e Australia. I'Italia è al 67° posto, dopo il Ruanda e prima della Georgia.
In altre parole, l'onestà non è scontata, ma va da sempre difesa in ogni società attraverso le leggi, le prescrizioni religiose e la riprovazione dei cittadini. Nell'antico Egitto, per esempio, i disonesti potevano anche cavarsela in vita, ma non avrebbero superato la "pesatura dell'anima", una prova divina che decideva chi avrebbe proseguito la sua esistenza nell'aldilà e chi sarebbe stato invece sbranato dalla dea Maat. Anche oggi, in Africa, la disonestà, in particolare verso parenti e antenati, è scoraggiata dalla credenza in forze magiche punitive.
Ma l'onestà e la fiducia reciproca non si mantengono solo grazie al deterrente delle punizioni umane o divine: la loro forza è che garantiscono grandi vantaggi. Sono i presupposti fondamentali di ogni alleanza politica, di ogni contratto, di ogni commercio, senza dimenticare il microcosmo delle relazioni fra i singoli individui. Per vivere ed avere successo in una struttura sociale, insomma, bisogna essere affidabili. La disonestà alla lunga non paga, almeno per la maggioranza dei "furbi". Sociologi e antropologi concordano: la disonestà fa notizia, mentre dell'onestà, enormemente più diffusa, si parla poco perché è la normalità, il cemento del patto sociale.
Indagine.
Ma da dove viene questo valore così importante? È innato o viene appreso con la cultura e rispettato con il controllo sociale? Per scoprirlo, un gruppo di ricercatori diretto da Marco Piovesan, dell'Harvard Business School, e Alessandro Bucciol, Università. di Verona e di Amsterdam, hanno condotto un esperimento, cercando di valutare il livello di onestà in un gruppo di bambini posti in una situazione in cui era loro interesse mentire. I bambini dovevano lanciare una moneta con un lato bianco e uno nero, ed erano premiati solo quelli che dichiaravano di aver visto uscire il bianco.

Mentitori.
«Nel nostro esperimento i bambini, dai 5 ai 15 anni, hanno mentito sistematicamente (e uniformemente cioè senza distinzione per gruppi di età): l'85% di loro ha dichiarato l'uscita del lato vincente (bianco), ovvero il 35% in più della probabilità statistica. Poi abbiamo replicato l'esperimento con altri bambini, limitandoci a dire a ciascuno di loro che è sbagliato mentire, lasciandoli sempre liberi di fare come credevano. Sebbene i bambini abbiano ancora mentito uniformemente, la percentuale di chi ha dichiarato il bianco è diminuita "solo" il 69%, contro una probabilità statistica del 50 %. Un semplice ammonimento ha dunque convinto molti bambini ad adottare un comportamento onesto». I ricercatori hanno anche riscontrato che l'ammonimento è stato più efficace per le femmine. Una conclusione in linea con i lavori scientifici secondo i quali le donne sarebbero geneticamente più influenzabili dai principi etici e dal senso di colpa.
Conclusioni: «I bambini mostrano una disonestà innata, che può però essere contrastata attraverso la vita di gruppo, l'esempio e il controllo sociale» spiega Bucciol.
Confini labili.
Nella specie umana distinzione fra ciò che è innato e ciò che viene appreso appare sempre più sfumata, alla luce delle ultime ricerche. Tanto che parlare di "natura umana" ha un significato relativo. Secondo antropologi come Francesco Remotti, dell'Università di Torino, «diversamente dagli animali, uomini e donne nascono prematuri, senza una definita identità biologica di specie, che poi acquisiscono nelle loro diverse culture, differenziandosi». L'uomo è quindi sempre il frutto dell'interazione fra natura (predisposizioni genetiche) e la particolare cultura in cui vive e si completa. Ma una cosa è sicura: onestà e fiducia negli altri sono valori universali, che si trovano all'interno di tutte le culture. Valori talmente radicati da essere stati rintracciati persino nelle nostre parenti scimmie.
All'ombra dell'uomo.
“Anche in scimpanzé, bonobo e cebi cappuccini il gruppo sociale controlla i comportamenti egoistici e disonesti, premiando invece la fiducia reciproca e l'onestà, adattamenti utili per tutti “ spiega Angelo Tartabini, docente di psicologia comparata all'Università di Parma. «Per esempio fra gli scimpanzé viene disapprovato il comportamento scorretto di un individuo che, trovata una fonte di cibo la nasconde agli altri. E questo comportamento viene ricordato nel tempo. Ciò significa che gli scimpanzé sanno formulare una sorta di giudizio morale sui loro simili, isolando i disonesti». Fra i bonobo, conosciuti pure come scimpanzé pigmei, c'è uno stretto rapporto fra l'offerta di cibo dei maschi alle femmine con la loro disponibilità a fare sesso. Chi bara nel dare e avere ha meno successo sociale. «Esperimenti sui cebi cappuccini» continua Tartabini «rivelano che questi animali lasciano spesso del cibo in regalo ai compagni meno fortunati. E, a ruoli invertiti, si è scoperto che la quantità di cibo lasciata agli altri da un ex beneficiato è paragonabile a quella ricevuta, un comportamento definibile come "riconoscenza"».
Questione di cervello.
Se l'onestà premia il gruppo anche nelle nostre parenti scimmie, come il sentimento dell'amore premia la coppia umana, ci deve essere in noi un
meccanismo che fa scegliere l'onestà invece della disonestà. Psicologicamente, questo meccanismo potrebbe rientrare nell'empatia (la capacità di mettersi nei panni degli altri). Fisiologicamente sono stati individuati con la risonanza magnetica alcuni cambiamenti nel cervello: atteggiamenti disonesti attivavano, nelle persone testate, zone del cervello legate allo stress. Comportamenti onesti attivavano altre parti del cervello legate al piacere. Conclusione: essere onesti fa bene alla società, ma anche a noi stessi.
Franco Capone
fonte: Focus
E se sparissero d’un colpo i disonesti?
Come minimo sparirebbe l'evasione fiscale e lo Stato italiano disporrebbe di 300 miliardi di euro in più all'anno: in soli 6 anni, il nostro gigantesco debito pubblico sarebbe azzerato e le tasse potrebbero essere drasticamente ridotte. Ma come si può ottenere questo risultato?
Questione di memi. Imitando per esempio i Paesi scandinavi, dove un comportamento disonesto innesca l'immediata riprovazione dei presenti. In altre parole, diffondendo i "memi dell'onestà". I memi, nella definizione della Oxford Universìty, sono unità di pensiero, comparabili ai geni, che si propagano con la comunicazione e l'esempio. Ecco come.
1) Non farsi mai i "fatti propri" se si assiste a un caso di disonestà.
2) Invitare amici e parenti a chiedere sempre scontrino o fattura.
3) Esortare i testimoni di un incidente stradale a non tirarsi indietro.
4) Criticare chi assume in nero o sottopaga i dipendenti.
5) Non coprire il collega assenteista.
6) Disapprovare chi si vanta di evadere le tasse.
7) Disprezzare chi cerca facili raccomandazioni per parenti e amici.
8 ) Fare votare alle elezioni candidati prima di tutto onesti, rifiutando il luogo comune che "tanto rubano tutti”
E così via.
Vi è molto di folle nella vostra cosidetta civiltà. Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro, finché ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo. Voi saccheggiate i boschi e la terra, sprecate i combustibili naturali, come se dopo di voi non venisse più alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo. Voi parlate sempre di un mondo migliore, mentre costruite bombe sempre più potenti, per distruggere quel mondo che ora avete.
Tatanga Mani