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Magicamente
storie e poesie

 

Anche quest'anno previsioni e scommesse sono state puntualmente smentite: il premio Nobel per la letteratura è andato al poeta svedese Tomas Tranströmer.

Lo ha  annunciato oggi l'Accademia Svedese spiegando nella motivazione che "attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà". Nato 80 anni fa a Stoccolma, è considerato il maggior poeta svedese vivente: ma "fuori casa"  il suo nome dice poco, per quanto sia già stato nella lista dei candidati al Nobel lo scorso anno. Ora invece tutto il mondo sa che dalla Svezia non arrivano solo gialli alla Larsson e Mankell.

 

POETA-PSICOLOGO

 

Oltre a scrivere poesie, Tranströmer è stato anche uno psicologo impegnato nel sociale. Ha lavorato con disabili e nelle carceri minorili, con detenuti e tossicodipendenti. Attività svolte fino al 1990 quando è stato colpito da un ictus che ha gli ha gravemente compromesso la capacità di parlare. Nonostante la malattia Tranströmer ha continuato a scrivere. E soprattutto a suonare il piano, passione che dopo la malattia ha coltivato con una sola mano, la sinistra.

In suo omaggio propongo alcune delle sue poesie tradotte da Franco Buffoni

 

Sera-mattina

 

L’albero della luna è marcito e si sgualcisce la vela.

Il gabbiano volteggia ebbro lontano sulle acque.

E' carbonizzato il greve quadrato del ponte. La sterpaglia soccombe all’oscuritá.

Fuori sulla scala. L’alba batte e ribatte sui

cancelli granitici del mare e il sole crepita

vicino al mondo. Semiasfissiate divinità estive brancolano nei vapori marini.

 

Mistero per la strada

 

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.

Gli giunse un sogno più vivido

Ma non si svegliò.

 

Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino

Tra la gente nei raggi di sole

Forti e impazienti.

 

D’un tratto si fece buio come per il temporale.

Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti -

Un museo di farfalle.

 

Tuttavia il sole era forte come prima.

I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

 

 

Stazione

 

Un treno è entrato in stazione. È fermo, vagone dopo vagone,

Ma nessuna porta si apre, nessuno scende o sale.

Ci sono veramente delle porte? Là dentro un brulichio

Di uomini rinchiusi che vanno su e giù.

E scrutano dai finestrini immobili.

Fuori lungo il treno cammina un uomo con un martello.

Urta le ruote che debolmente risuonano. Tranne qui.

Qui il rumore aumenta incomprensibilmente: un fulmine,

Il rintocco dell’orologio della cattedrale,

Il rumore della circumnavigazione del globo

Che solleva tutto il treno e le pietre umide dei dintorni.

Tutto canta. Ve lo ricorderete. Andate avanti.

 

I ricordi mi vedono

 

Una mattina di giugno in cui era troppo presto

Per svegliarmi ma troppo tardi per riprendere sonno,

 

Devo uscire nel verde che è colmo

Di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

 

Non si vedono, si fondono completamente

Al paesaggio, perfetti camaleonti.

 

Sono così vicini che li sento respirare

Benché il  canto degli uccelli dia stupore.

 

 

 

La coppia

 

Spengono la luce ma la sua bianca campana di vetro

Riluce ancora un istante prima di svanire del tutto

Come una pastiglia in un bicchiere di oscurità. Poi si alza.

E le pareti dell’albergo si slanciano nel buio del cielo.

 

I movimenti dell’amore si esauriscono e loro dormono

Ma i pensieri pià segreti si incontrano

Come quando due colori si fondono

Sulla carta umida del disegno di un bimbo.

 

Buio e silenzio. Ma la città stanotte si è avvicinata.

Con le finestre spente. Sono giunte le case.

Stanno molto vicine nell’attesa affollata,

Di gente dal volto inespressivo.

 

 

 

Le pietre

 

Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,

Cristalline negli anni. Nella valle

Volano le azioni confuse dall’attimo

Gridando da cima a cima degli alberi, tacciono

Nell’aria più leggera del presente, planano

Come rondini da cima

A cima dei monti finché

Raggiungono l’altopiano più remoto

Lungo la frontiera con l’aldilà.

Là cadono

Le nostre azioni cristalline

Su nessun fondo,

Tranne noi stessi.

 

 Tomas Tranströmer

 

Letto volte.

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