Ugo Fasolo (Belluno, 27 dicembre 1905 – Vicenza, 19 ottobre 1980) è stato un poeta italiano.
Laureatosi a Firenze in scienze naturali e specializzatosi in ingegneria ottica, cominciò a scrivere sin da giovane. La sua poetica risentì dell'esperienza nelle Grandi Guerre: e fu dopo la Seconda guerra mondiale che egli ebbe modo di esprimerla al meglio, qualificandosi come poeta della bellezza.
Nell'arco della sua vita collaborò alla rivista Il frontespizio, pubblicò anche con grosse case editrici e fu giurato nel Premio Settembrini. Ebbe occasione di frequentare numerosi letterati e artisti, fra cui Ardengo Soffici, Carlo Betocchi, Carlo Bo, Aldo Palazzeschi, Mario Pomilio, Diego Valeri, Giorgio Bàrberi Squarotti. Stabilitosi a Venezia nel 1950, successe al Valeri come presidente dell'Associazione degli Scrittori Veneti. E fu recandosi ad un convegno veronese di quest'Associazione che egli morì in un incidente automobilistico nel 1980, all'età di 75 anni. Scrisse anche libri di saggistica, diresse la rivista veneziana “Lettere venete” e fu tradotto in varie lingue europee.
Biglietto d'addio
Ricordami, se puoi, per un solo
mio gesto a te gradito, una parola.
Ricorda il filo azzurro che fluiva
tra noi un tempo come primavera
dell'anima: la rosa, la bellezza
goduto insieme, l'estate e l'accordo
coerente del cuore. Il resto è futile
nebbia. Ricordami nel fiore offerto:
e rimarrò lieve al tuo pensiero.
Ugo Fasolo
Date bellezza
Date bellezza agli uomini che gridano
il pane e l’odio, cercate bellezza
per gli uomini affamati e d’occhi rossi
conturbati in disperazione,
irosi chiedono il pane poiché non lo sanno
di morire per fame di bellezza.
Il pane è della membra; il cibo uguale
agli uomini e alle bestie sazia i ventri
dentro annodati d’ombra. Ma chi placa
l’angoscia d’essere, il pianto del cuore,
e del passato e futuro ci accresce?
La rosa incurva i petali e splende;
e i poeti tutti, gli artisti e i musici,
a cui è dono la forma armoniosa,
sciolgano il torbido e inquieto sgomento
delle rovine e tornino alla gioia.
L’ansia dell’uomo che va sulla terra
non è di terra; anche amaro è l’amplesso
senza possesso di bellezza. E voi
che detenete potenza e danaro,
e coltivate terre e molte navi,
non dilatata solo nere fabbriche,
imbiancati ospedali o nuove macchine,
ma radunati gli uomini che sanno
le forme intende al ritmo dello spazio,
destate templi sopra le colline,
palazzi splendidi nel volto perpetuo
della bellezza. È il nostro canto d’uomini
e l’abbiamo rinnegato con Dio;
perciò moriamo in ansia di bellezza.
(Ugo Fasolo, da L’Isola assediata, Venezia 1957)
Ugo Fasolo
Letto volte.