Due
Quando saremo due saremo veglia e sonno
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.

Mamm'Emilia
In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.
Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.
Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.
Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.

Sei voci
Non fu il mare a raccoglierci
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.
Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.
Quando fu in vista il mare da un’altura
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.
Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.
Sotto sferza di polvere in colonna
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.
Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.
Erri De Luca

Lo scrittore ed operaio edile Erri de Luca è nato a Napoli nel 1950. Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ‘68, aderendo al movimento “Lotta continua”. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali muovendosi tra l’Africa, la Francia ed l’Italia ora come guidatore di camion, ora come operaio, ora come muratore. Parallelamente studia da autodidatta l’ebraico, traducendo alcuni libri della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio” (e che sono apprezzate anche dagli specialisti), non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico. Giornalista politicamente molto impegnato, collabora come opinionista con il quotidiano "Il Manifesto". Ha pubblicato con l’editore Feltrinelli Non ora, non qui (1989), Una Nuvola come tappeto (1991), Aceto arcobaleno (1993) e In alto a sinistra (1994). Nel 1993, inoltre, ha pubblicato I colpi dei Sensi (editore Fahrenheit 451) e Prove di risposta ( Edizioni Nuova Cultura 1994). Ha tradotto e curato per la Feltrinelli Esodo/Nomi (1994), Giona/Iona (1995) e Kohèlet/Ecclesiaste (1996).
Le sue opere sono connotate da uno stile particolarmente avvincente, che ha calamitato l'interesse e la fantasia di numerosi lettori.