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storie e poesie



La poetica

La poesia, e in generale l'arte, è da Aristotele definita imitazione. Ma l'imitazione può essere fatta con mezzi diversi e in modi diversi e può rivolgersi a diversi oggetti. Difatti si può imitare per mezzo di colori o di forme come avviene nella pittura, o per mezzo della voce come avviene nella poesia, o per mezzo del suono come nella musica. Rispetto all'oggetto si possono imitare o persone superiori al comune degli uomini, come accade nell'epopea e nella tragedia, o persone comuni o persone inferiori al comune, come accade nella commedia. Rispetto ai modi dell'imitazione, si può imitare narrativamente o drammaticamente: in quest'ultimo caso si introducono le diverse persone ad agire e a parlare direttamente, come accade nella tragedia e nella commedia. Oltre queste determinazioni generali del concetto dell'imitazione, la Poetica di Aristotele nella parte che ci è giunta non contiene che la teoria della tragedia. Questa è definita «imitazione di un'azione seria e compiuta in se stessa, che abbia una certa ampiezza, un linguaggio ornato in proporzione diversa a seconda delle diverse parti, si svolga a mezzo di personaggi che agiscano sulla scena, e non che narrino, e infine produca, mediante casi di pietà o di terrore, la purificazione di tali passioni»

www.parodos.it/filosofia



POBLETE

Cercavo una piccola cosa in un mondo infinito e invece ho trovato te,
una cosa infinita in un piccolo mondo.

Jim Morrison



Cabanel


Perché la Poesia ha questo compito sublime:
di prendere tutto il dolore
che ci spumeggia e ci rimbalza nell'anima
e di placarlo, di trasfigurarlo
nella suprema calma dell'Arte,
così come sfociano i fiumi,
nella celeste vastità del mare

Antonia Pozzi




Caillebotte

Prego che la poesia
forte e pietrificata
in passato e futuro
voglia sgorgare adesso liquida
musica su da un pozzo inesauribile
(fin che l'uomo abiti la terra)
e questo scorrere sorgivo e antico
passa dal filtro mio
ma è poi di tutti,
insieme ci mettiamo in ascolto.

Andrea Zanzotto





Leighton

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po' di sole, una raggera d'angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d'aria al mattino

Salvatore Quasimodo





Magritte

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Esercitati a perdere di più, senza paura:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

Ho perso l’orologio di mia madre. Era
mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.

Ho perso due vasti regni, due città amate,
due fiumi, un continente. Mi mancano,
ma non è mica un disastro averle perdute.

Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
l’arte di perdere non è una disciplina dura,
benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.


Elizabeth Bishop



Renoir



 
Letto volte.

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