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Magicamente
storie e poesie



Luglio, mese di canicola, empo di giochi per bambini e ragazzi che sfruttano le vacanze scolastiche, tempo di villeggiature al mare e in montagna. Tempo di svaghi sotto l’ombrellone o su un prato. Relax, un buon libro, parole crociate, poesia e si spera un pochino meno di smartphone. E'il settimo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano. Era il quinto mese del calendario degli antichi romani che chiamavano il mese Quintilius, che significa quinto. Il Senato romano ribattezzò il mese come Julius (luglio) in onore di Giulio Cesare, nato il 12 luglio.





Le prime due poesie sono di Enrico Crespi del 1958 sono tradotte dal dialetto Bustocco

Luglio

Luglio la terra bolle: e ai monti e al mare
si va a cercare sollievo e refrigeri,
si va a cercare un po’ di ristoro e pare
di non avere più di fastidi, più di pensieri

Ma se questi giorni di svago costano cari,
e i risparmi di mesi e mesi interi
si asciugano su e fanno saltare magari
il pasto e stare di stomaco leggeri;

io penso che sia meglio stare a letto pacifici
a fare dei sogni, o come una lucertola
stare a farsi arrostire al sole, per tirare notte...

Che lo goda chi vuole, che si diverta!...
Chi può, ammazzi un bue, ma chi non può,
che metta il cuore in pace per il bene suo...





È terribile il caldo di Luglio:
si suda anche a volere far niente;
è il mese che la terra bolle:...
chi tira fuori la giacca, chi si spoglia
e chi poi, per cercare refrigerio,
corre ai monti o al mare sulle riviere.

Chiuse le scuole; quasi vuoti i caffè;...
anche i nostri poveri ragazzi, quelli malsani,
si mandano con pochi soldi
alle colonie marine e montane;
e qui a Busto, che intanto si svuota, 
noi si muore dal caldo e dalla fiacca.

Noi, poveri cristi, stiamo male perfino a letto;
si soffoca a tenere chiuso;
se si apre la finestra sul tetto
le zanzare non ci lasciano stare più;
e si volta e rivolta, e pare quasi 
d’essere in mezzo alle spine e alla brace.

Si va giù ogni tanto al Ticino
per fare un bagno, o nelle rogge della bassa; 
ma tutti gli anni c’è sempre, destino!,
qualcuno che la sua pelle ci lascia:...
per salvarsi da un caldo da cani
di andare in bocca si rischia ad un uccello rapace.

Ma in campagna tutto matura;
e nelle piazze si vede e per strada
dei carretti di frutta e verdura...
Quello delle angurie: “è fresca è gelata,
grida, si beve si mangia 
e si lava e rinfresca la faccia”.

E se poi mi manda Sant’Anna
sulle campagne la sua dote del cielo,
che si cerca e si aspetta come una manna,
avremo uva e in cantina una botte
di quel tale vispo, riservato 
per le feste e agli amici di casa.

Però dulcis in fundo, alla fine
di questo mese ecco San Calimero 
messo lì per addolcirmi la bocca;
lì per dirmi che sono un buon refrigerio
anche le nostre caramelle, quelle di gomma,
di rabarbaro, di cedro e di mela.




DI LUGLIO

Quando su ci si butta lei, 
Si fa d’un triste colore di rosa 
Il bel fogliame. 
Strugge forre, beve fiumi, 
Macina scogli, splende, 
È furia che s’ostina, è l’implacabile, 
Sparge spazio, acceca mete, 
È l’estate e nei secoli 
Con i suoi occhi calcinanti 
Va della terra spogliando lo scheletro.

GIUSEPPE UNGARETTI

1931

(da “Sentimento del tempo”, 1943)

Questa di Ungaretti è molto particolare. Ci descrive la stagione estiva, ma lo fa in un modo imprevisto. Quando si parla di estate, di solito si esaltano i paesaggi, il sole, la natura e i colori vitali. Insomma, ci si concentra sugli aspetti vitali e positivi della stagione. Ungaretti invece ci mostra l'estate come una sorta di furia distruttrice. Le foglie, a causa dell'effetto del sole, diventano di un colore rosa triste. L'estate è una furia implacabile, ci dice Ungaretti. Essa annienta la vista, "sparge spazio", stritola le rocce ed essicca i corsi d'acqua. E poi, riduce la terra a uno scheletro. 



ALBEGGIARE

Dora il sole di miele 
il campo malva e verde 
- pietra e vigneto, pianura e dosso -. 
La brezza inclina, fresca e mite, 
il fiore azzurro delle siepi viola 
Ancora, o già, nessuno 
nell'immensa campagna preparata 
che con cristallo e ali 
l’allodola abbellisce. 
Sparsi qua e là, spalancati e deserti, 
i rossi borghi abbacinati. 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

(da “Diario di poeta e mare”, 1918)



Rispondi Luglio

Dov’è l’Ape 
Dov’è il Rosseggiare 
Dov’è il Fieno?
Ah, disse Luglio 
Dov’è il Seme
Dov’è il Germoglio 
Dov’è il Maggio 
Rispondi Tu a Me 

Emily Dickinson




Luglio miete il grano biondo,
la mano stanca, il cuore giocondo.
Canta il cuculo tra le foglie

Gianni Rodari
Letto volte.

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