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Magicamente
storie e poesie





Lo vedi e sei in Polinesia con Gauguin e la sua Vahine no te tiare (Donna col fiore), e tutte le seducenti indigene tahitiane ritratte nei suoi capolavori dove li portano all’orecchio o stampati sui parei. Colori caldi decisi, corolle grandi sensuali fanno dell’hibiscus il fiore della passione e di un eros edenico, primitivo, panico.




Fiore d'ibisco

Nell'ombra della notte
io, confuso tra la gente,
ti vedo emergere radiosa,
un fiore appena sbocciato
d'ibisco rosa,
che il sole rende splendente.
Il mio sguardo vorrebbe posarsi su di te
ma un timore inconscio lo impedisce,
è la paura di sentire il tuo sorriso,
il tuo sguardo penetrare in me
e, d'istinto, osare di più.
Mi scorgi
la tua luce non affievolisce
anzi, mi sembra più intensa,
forse sto sognando
sento un fremito
per un momento incontro il tuo sguardo,
i tuoi occhi puri e trasparenti,
come petali d'ibisco in controluce,
non mi tradiscono.
Vorrei stringerti in un abbraccio infinito
lasciando che il mondo ci giri attorno
senza che alcuno si accorga di noi.

Gianfranco Mazzani







Storia e simbologia

Secondo recenti studi i primi esemplari di ibisco giunsero Europa,nello specifico in Olanda, nel 1500 dall’Asia Minore, luogo dal quale Ghislain de Busbecq, uno studioso di botanica e ambasciatore fiammingo presso la corte di Solimano il magnifico a Costantinopoli, inviò in patria numerosi esemplari e specie botaniche.
In Giamaica l’hibiscus elatus è l’albero nazionale, la caratteristica di questa specie sta nelle sue dimensioni, crescendo infatti allo stato spontaneo nelle foreste o nelle montagne, può raggiungere i 25 m di altezza.
Le isole di Salomone, che si trovano nell’Oceano Pacifico nei pressi della Nuova Guinea, sono invece famose per l’hibiscus taliaceus, la pianta da cui vengono ricavate le fibre e le foglie per creare i tipici gonnellini da ballo di quelle zone.
Nell’isola della Polinesia francese Tahiti secondo le tradizioni locali è usanza diffusa che le ragazze si adornino i capelli coi fiori di ibisco, mentre i ragazzi utilizzino il fiore per segnalare il proprio stato sentimentale, appoggiando un fiore sull’orecchio destro, nel caso siano impegnati, o ponendolo sull’orecchio sinistro, nel caso siano liberi.
Sempre nelle isole della Polinesia il fiore di ibisco viene potato dalle donne, sia nelle vesti che tra i capelli, come segno di riconoscenza e fedeltà nei confronti del proprio uomo. Secondo le tradizioni infatti una donna sposata deve mettere un fiore di ibisco sul lato destro del capo, mentre le ragazze non sposate mettono il fiore dal lato sinistro o dietro l’orecchio. Le tradizioni tahitiane vennero ben rappresentate dal pittore Paul Gauguin, che in molti dei suoi quadri, realizzanti a Tahiti, raffigurò le donne del posto adornate da fiori di ibisco.





Donne di Tahiti (sulla spiaggia), Paul Gauguin, 1891; Olio su tela (69 x 91 cm) Esposto al Musee d’Orsay, Parigi

Nel linguaggio dei fiori e delle piante, per via della durata molto breve dei suoi fiori, l’ibisco rappresenta la bellezza, in particolar modo quella giovanile che sfiorisce velocemente. Secondo alcune tradizioni orientali offrire un singolo fiore di ibisco ad una persona cara, equivale ad una proposta di matrimonio.




In passato la radice dell’ibisco era utilizzata in campo medico mentre il fiore veniva e viene utilizzato tutt’oggi per produrre il karkadè, una tipica bevanda delle zone africane.

Il karkadè

Il karkadè, nome che deriva dalla parola di dialetto etiope karkadeb che significa ibisco, si ottiene dall’infusione dei calici e dei petali essiccati di fiori di ibisco, in particolare delle qualità di hibiscus sabdariffa (una specie che raggiunge un’altezza di 3 metri, con foglie verdi a forma laminata e i fiori di colore rosso cupo). Noto anche con il nome di tè rosa dell’Abissinia si tratta di una bevanda dissetante, dal sapore leggermente acidulo, di colore rosso o verde ricca di vitamine. Bevuta in Africa, nell’America tropicale, nei Caraibi e in India da secoli si diffuse in Italia intorno agli anni ‘30, nel periodo fascista, nonostante proprio in quegli anni in Italia vigesse il proibizionismo del consumo dei prodotti stranieri. Il motivo del suo utilizzo durante il proibizionismo fu dovuto al fatto che il karkadè non era considerato un prodotto straniero, perché veniva coltivato in quelle che ai tempi erano colonie italiane ovvero l’Etiopia e l’Eritrea e lo si usava come sostituto del tè che a differenza del karkadè veniva prodotto in paesi che avevano attuato una politica di embargo verso l’Italia.
Negli Stati Uniti, invece, sempre negli anni del proibizionismo (’20 -’30) il karkadè venne utilizzato come bevanda sostitutiva del vino, probabilmente a causa della somiglianza di colore.
In Giamaica è la bevanda tipica del periodo natalizio.

Chissà se al roseus o al pentacarpus, diffusi entrambi anche in Toscana, si riferisce D’Annunzio nelle ambigue poesie che la Collana di Glauco (Alcyone) dedica a Nicarete, il giovane con cui Glauco desidera accompagnarsi «e coglier teco per incoronarmi l’ibisco che fiorisce a Massaciùccoli»:



Nicarete dal monte di Quiesa
a Montramito i colli sono lenti
come i tuoi biodi, all'aria obbedienti,
fatti anch'elli d'un oro che non pesa.

E quella lor soavità, sospesa
tra i chiari cieli e l'acque trasparenti,
tu non la vedi quasi mai la senti
come una gioia che non si palesa.

Sorge, splendore del silenzio, il disco
lunare. O Nicarete, ecco, e s'adempie
mentre nel lago la ninfea si chiude.

Prima è rosato come il fior d'ibisco
che t'inghirlanda le tue dolci tempie
ma dopo assembra le tue spalle ignude.
Letto volte.

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