
Il 17 novembre del 1773 nacque il poeta Csokonai Vitéz Mihály .
Propongo due sue poesie e alcuni dipinti di pittore italiano Giuseppe Mascarini,
nato il 17 novembre del 1877

Richiesta rispettosa
Mi consuma il fuoco ardente
di questo immenso amore,
la medicina per la mia ferita
sei tu, bellissima piccola rosa!
Il vivace brillare dei tuoi occhi
è come fuoco che illumina l'alba,
cacciano via i miei pensieri
le tue lucide labbra.
Rispondi con parole angeliche
alla mia richiesta,
con mille baci d'ambrosia
ti pagherò per la risposta.
(Tartózkodó kérelem, 1803 )

Alla Speranza
Fata Morgana,
che inganni i mortali,
sembri divinità,
Speranza cieca, falsa!
Ti crea l'infelice
e ti adora come protettore.
Perchè mi inganni ancora?
Perchè mi sorridi?
Perchè il buon umore finto
mi instilli?
Resta dove sei,
mi hai sollecitato,
ti ho creduto
e mi hai ingannato!
Nel mio giardino
hai piantato narcisi,
con ruscelli freschi
hai inaffiato i miei alberi,
mi hai coperto
con mille fiori
e la felicità
celestiale mi donavi.
Ogni mattina i miei pensieri
volavano come api verso i fiori.
Mi mancava solo una cosa
per la felicità completa,
il cuore di Lilla ho chiesto
e me l'ha dato il cielo.
Ma ahimè, i miei fiori
si sono appassiti,
alberi verdi e ruscelli
si sono essiccati.
La mia gioia di primavera
divenne tristezza d'inverno,
tutto il bello che avevo
ora è di un altro, immeritato.
Oh, magari mi fosse
rimasta Lilla, solo lei,
ora non mi lamenterei,
tra le sue braccia
i miei pensieri
dimenticherei
e gli onori e la fama
non desiderei.
Lasciami, Speranza,
lasciami in pace,
tanto questo dolore
mi uccide.
Sento che la mia forza
mi abbandona,
l'anima il cielo,
il corpo la terra desidera.
Per me, il prato è disadorno,
il campo è bruciato,
il boschetto è riarso,
il sole è scomparso.
Belle melodie armoniose,
fantasie colorate,
gioia, speranza, Lilla,
addio a tutte!
Csokonai Vitéz Mihály
(A reményhez , 1803 )

hai piantato narcisi,
con ruscelli freschi
hai inaffiato i miei alberi,
mi hai coperto
con mille fiori
e la felicità
celestiale mi donavi.
Ogni mattina i miei pensieri
volavano come api verso i fiori.
Mi mancava solo una cosa
per la felicità completa,
il cuore di Lilla ho chiesto
e me l'ha dato il cielo.
Ma ahimè, i miei fiori
si sono appassiti,
alberi verdi e ruscelli
si sono essiccati.
La mia gioia di primavera
divenne tristezza d'inverno,
tutto il bello che avevo
ora è di un altro, immeritato.
Oh, magari mi fosse
rimasta Lilla, solo lei,
ora non mi lamenterei,
tra le sue braccia
i miei pensieri
dimenticherei
e gli onori e la fama
non desiderei.
Lasciami, Speranza,
lasciami in pace,
tanto questo dolore
mi uccide.
Sento che la mia forza
mi abbandona,
l'anima il cielo,
il corpo la terra desidera.
Per me, il prato è disadorno,
il campo è bruciato,
il boschetto è riarso,
il sole è scomparso.
Belle melodie armoniose,
fantasie colorate,
gioia, speranza, Lilla,
addio a tutte!
Csokonai Vitéz Mihály
(A reményhez , 1803 )

Biografia del poeta
Studiò nel collegio della sua città natale, e si dedicò dapprima alla traduzione in ungherese volgare della Batracomiomachia e poi alla realizzazione di un dramma satirico intitolato il Tempefoi (1793).

,
Dopo aver soggiornato un anno a Sárospatak, feudo protestante, per partecipare ad un corso di giurisprudenza, si trasferì a Bratislava, prima di vagabondare per quattro anni in varie località transdanubiane. In questo periodo compose alcuni poemi caratteristici, come Az igazság diadalma ("La vittoria della giustizia") (1799), composto per celebrare la conquista di Mantova dei francesi. Rilevanti furono anche il poema filosofico A lélek halhatatalnsága ("L'immortalità dell'anima"), scritto in occasione del decesso di una nobildonna ed il poema eroicomico Dorottya ("Dorotea"), in cui l'autore ci propose uno spaccato della vita dei nobili campagnoli. La lirica amorosa si caratterizzò per la mescolanza di elementi popolareschi, immagini realistiche e spunti arcadici. Csokonai compose anche un buon numero di canzonette popolari.

nacque, da genitori milanesi, a Bologna il 17 novembre 1877. Leggiamo dalla biografia scritta dalla figlia:
“La prima infanzia – seppure rattristata dalla mancanza del padre – trascorse serena a Milano in una famiglia tipicamente milanese. Alla madre erano vicini numerosi parenti: i nonni, una zia nubile, un bisnonno nato nel 1807 prezioso custode di antiche tradizioni e memorie.
I famigliari – anche se in modi diversi – erano legati all’ambiente artistico e in particolare alla Scala. La zia Felicita in gioventù aveva cantato in diverse opere e amava soprattutto la “Luisa Miller” di Verdi : si commuoveva infatti fino alle lacrime ogni volta che udiva la romanza ”…quando le sere al placido chiaror d’un ciel stellato…” romanza che le riportava il ricordo e la voce di un mai dimenticato lontano amore.
Amici della famiglia erano musicisti, coreografi, danzatrici , compositori e fra questi il brasiliano Maestro Gomez , l’autore di “Guarany” che a Milano aveva vissuto per anni e aveva sposato la pianista milanese Adelina Peri che era un’amica della famiglia Mascarini. Era pertanto naturale che in un ambiente così costituito, la futura scelta del giovane Giuseppe di dedicarsi alla pittura non avrebbe trovato opposizioni.“
E così fece.
Terminati nel 1894 gli studi intrapresi al collegio Silvio Pellico di Legnano, Mascarini si iscrisse all’Accademia di Brera che frequentò a partire dal 1895.
I suoi primi maestri furono Filippo Carcano, Vespasiano Bignami per la figura e Giuseppe Mentessi per la prospettiva.
L’attitudine per la pittura e il disegno e la costanza nell’applicazione non tardarono a dare i loro frutti e vennero premiate con il conferimento di medaglie: nel 1895 premio per la prospettiva, nel 1896 per il disegno di figura . Nel 1897 – a soli 20 anni – dipinse un ritratto del bisnonno che gli meritò grandi lodi da Vespasiano Bignami che avrà per lui, anche negli anni a venire, parole di incoraggiamento e stima.

foto tratta dalla Biografia dell'Artista
Nello stesso anno partecipò, forse per la prima volta, ad un’esposizione collettiva alla Famiglia Artistica con tre quadri che ottennero una lusinghiera critica anche sul Corriere della Sera nell’edizione del 24 dicembre.
Nel 1898 partecipò alle esposizioni di Brera e già nel 1900 l’Accademia lo nominò suo Socio Onorario per la “meritata rinomanza di benemerito delle Arti”. Vespasiano Bignami nell’ottobre del 1908 su “ Il Secolo” commenterà così un ritratto esposto alle esposizioni di Brera:
”…con un ritratto notevole per grandiosità di stile e armonica sobrietà di toni si fa molto onore il giovane Giuseppe Mascarini. Questo ritratto e il paesaggio montanino da lui presentato in luglio al concorso Fumagalli, lo dimostrano in sensibile progresso. Allora e adesso i suoi dipinti furono discussi dalle Commissioni giudicatrici e contestarono la supremazia ai competitori fortunati. Il Mascarini ne tragga conforto a spiegare con fede costante le intime energie e a guardare sempre avanti , poiché la maratona dell’Arte si corre a distanze infinite, senza traguardo”. Il ritratto menzionato era quello di Maria Luisa Grubicy – figlia di Alberto Grubicy – opera che nel 1912 otterrà l’ambito onore di essere esposta al Salone di Parigi con favorevoli critiche di Louis Paillard sul “Petit Journal” del 2 maggio 1912. Mascarini dipinse tutta la vita …finchè la morte lo colse, improvvisamente, nel suo studio di Milano il 3 novembre 1954.
PS: citiamo questo episodio perchè ci può aiutare a comprendere l’uomo fin qui raccontato:
Mascarini nel bel mezzo della propria vita, ormai separato dalla prima moglie, incontrò una fanciulla, bella e intelligente e di trent’anni più giovane: si chiamava Lucilla e veniva da Vicenza, dove aveva perduto la mamma amatissima all’età di undici anni e dopo il nuovo matrimonio del padre non aveva più avuto una vera famiglia, trascorrendo l’adolescenza ospite di diversi parenti. A cinquantaquattro anni Giuseppe Mascarini, in seconde nozze con Lucilla divenne padre di una bambina: Carla Maria, l’autrice proprio della bibliografia da cui stiamo attingendo tutte queste informazioni.
Essa scive di lui:
“Un padre affettuoso ma senza eccessive sdolcinature. Trova ridicolo essere chiamato papà e vuole che gli si dica “padre” e così è. Un padre che memore dell’educazione ottocentesca ricevuta , non indulge a vizi o capricci, ma sa farsi amare per la sua imprevedibile fanciullesca allegria, un padre che affascina con i più strani e misteriosi racconti , che conduce la figlia nelle campagne milanesi, allora appena al di fuori dai capolinea dei tram, e la lascia scorazzare liberamente fra prati e rogge mentre lui dipinge con il cavalletto piazzato fra i campi di grano felicemente immerso nell’ispirazione del momento.
Di quegli anni è “La mietitura” attualmente nell’Aula Magna della facoltà di Agraria all’Università degli Studi di Milano“.
“La prima infanzia – seppure rattristata dalla mancanza del padre – trascorse serena a Milano in una famiglia tipicamente milanese. Alla madre erano vicini numerosi parenti: i nonni, una zia nubile, un bisnonno nato nel 1807 prezioso custode di antiche tradizioni e memorie.
I famigliari – anche se in modi diversi – erano legati all’ambiente artistico e in particolare alla Scala. La zia Felicita in gioventù aveva cantato in diverse opere e amava soprattutto la “Luisa Miller” di Verdi : si commuoveva infatti fino alle lacrime ogni volta che udiva la romanza ”…quando le sere al placido chiaror d’un ciel stellato…” romanza che le riportava il ricordo e la voce di un mai dimenticato lontano amore.
Amici della famiglia erano musicisti, coreografi, danzatrici , compositori e fra questi il brasiliano Maestro Gomez , l’autore di “Guarany” che a Milano aveva vissuto per anni e aveva sposato la pianista milanese Adelina Peri che era un’amica della famiglia Mascarini. Era pertanto naturale che in un ambiente così costituito, la futura scelta del giovane Giuseppe di dedicarsi alla pittura non avrebbe trovato opposizioni.“
E così fece.
Terminati nel 1894 gli studi intrapresi al collegio Silvio Pellico di Legnano, Mascarini si iscrisse all’Accademia di Brera che frequentò a partire dal 1895.
I suoi primi maestri furono Filippo Carcano, Vespasiano Bignami per la figura e Giuseppe Mentessi per la prospettiva.
L’attitudine per la pittura e il disegno e la costanza nell’applicazione non tardarono a dare i loro frutti e vennero premiate con il conferimento di medaglie: nel 1895 premio per la prospettiva, nel 1896 per il disegno di figura . Nel 1897 – a soli 20 anni – dipinse un ritratto del bisnonno che gli meritò grandi lodi da Vespasiano Bignami che avrà per lui, anche negli anni a venire, parole di incoraggiamento e stima.

foto tratta dalla Biografia dell'Artista
Nello stesso anno partecipò, forse per la prima volta, ad un’esposizione collettiva alla Famiglia Artistica con tre quadri che ottennero una lusinghiera critica anche sul Corriere della Sera nell’edizione del 24 dicembre.
Nel 1898 partecipò alle esposizioni di Brera e già nel 1900 l’Accademia lo nominò suo Socio Onorario per la “meritata rinomanza di benemerito delle Arti”. Vespasiano Bignami nell’ottobre del 1908 su “ Il Secolo” commenterà così un ritratto esposto alle esposizioni di Brera:
”…con un ritratto notevole per grandiosità di stile e armonica sobrietà di toni si fa molto onore il giovane Giuseppe Mascarini. Questo ritratto e il paesaggio montanino da lui presentato in luglio al concorso Fumagalli, lo dimostrano in sensibile progresso. Allora e adesso i suoi dipinti furono discussi dalle Commissioni giudicatrici e contestarono la supremazia ai competitori fortunati. Il Mascarini ne tragga conforto a spiegare con fede costante le intime energie e a guardare sempre avanti , poiché la maratona dell’Arte si corre a distanze infinite, senza traguardo”. Il ritratto menzionato era quello di Maria Luisa Grubicy – figlia di Alberto Grubicy – opera che nel 1912 otterrà l’ambito onore di essere esposta al Salone di Parigi con favorevoli critiche di Louis Paillard sul “Petit Journal” del 2 maggio 1912. Mascarini dipinse tutta la vita …finchè la morte lo colse, improvvisamente, nel suo studio di Milano il 3 novembre 1954.
PS: citiamo questo episodio perchè ci può aiutare a comprendere l’uomo fin qui raccontato:
Mascarini nel bel mezzo della propria vita, ormai separato dalla prima moglie, incontrò una fanciulla, bella e intelligente e di trent’anni più giovane: si chiamava Lucilla e veniva da Vicenza, dove aveva perduto la mamma amatissima all’età di undici anni e dopo il nuovo matrimonio del padre non aveva più avuto una vera famiglia, trascorrendo l’adolescenza ospite di diversi parenti. A cinquantaquattro anni Giuseppe Mascarini, in seconde nozze con Lucilla divenne padre di una bambina: Carla Maria, l’autrice proprio della bibliografia da cui stiamo attingendo tutte queste informazioni.
Essa scive di lui:
“Un padre affettuoso ma senza eccessive sdolcinature. Trova ridicolo essere chiamato papà e vuole che gli si dica “padre” e così è. Un padre che memore dell’educazione ottocentesca ricevuta , non indulge a vizi o capricci, ma sa farsi amare per la sua imprevedibile fanciullesca allegria, un padre che affascina con i più strani e misteriosi racconti , che conduce la figlia nelle campagne milanesi, allora appena al di fuori dai capolinea dei tram, e la lascia scorazzare liberamente fra prati e rogge mentre lui dipinge con il cavalletto piazzato fra i campi di grano felicemente immerso nell’ispirazione del momento.
Di quegli anni è “La mietitura” attualmente nell’Aula Magna della facoltà di Agraria all’Università degli Studi di Milano“.
Letto volte.