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in poesia

La nebbia è un fenomeno molto conosciuto a chi vive nel nord: un velo che scende improvviso e nasconde tutto quanto, il paesaggio diventa simile a un’informe bolgia dell’Inferno dantesco. Tornando a casa l’ultimo dell’anno, malgrado fossimo lungo un percorso conosciuto, abbiamo sbagliato strada, per quanta poca visibilità ci fosse. Un disastro per chi circola in auto e si trova all’improvviso accecato in questo “buio chiarore”. Eppure la nebbia ha una sua poesia: scende come una metafora del nostro passato e del nostro futuro, il primo avvolto dal tempo a cancellare i ricordi, il secondo informe e indefinito allo stesso modo. "La nebbia a gl’irti colli / piovigginando sale / e sotto il maestrale / urla e biancheggia il mare." inzio della celeberrima San Martino di Carducci oppure “Ricordi il gioco dentro la nebbia / tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là” recita una delle più belle canzoni di Roberto Vecchioni, “Luci a San Siro”. Ecco un altro aspetto della nebbia: nasconde questo mondo che troppo spesso ci soffoca e al contempo ci nasconde al mondo nel suo bozzolo freddo. Poi arriva il sole ad asciugarla o sopraggiunge il vento a spazzarla via, e tutto ritorna visibile.







Londra abbonda troppo di nebbie e di gente seria. Se siano le nebbie che producono la gente seria o se sia la gente seria che produce le nebbie non saprei dire

Oscar Wilde




Nella nebbia
di Herman Hesse

Strano, vagare nella nebbia!
E’ solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro,
ognuno è solo.

Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.

Saggio non è nessuno
che non conosca il buio
che lieve ed implacabile
lo separa da tutti.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l’altro
ognuno è solo.






Effetto Nebbia
di Corrado Govoni

Nella nebbia luminosa del mattino
la casa dolcemente indietreggia e s'appanna;
si piegan sullo stelo, nel giardino,
dolci fiori di spuma e di manna.




Ancora il treno
di Giuseppe Rosato

Ancora il treno punta alle paludi
del riso, ancora romba sui passaggi,
fischia come in un sogno alla campagna.

S'avverte il trapassare dei paesaggi
da un grigio, grigio nero, luce, buio,
e la notte più densa quando il mare
s'incurva e s'allontana, quando il segno
del nostro sud si lascia dietro ad esso
e la pianura ha luci troppo rade,
troppo chiuso silenzio.
Il treno pare
caduto all'improvviso, ora la nebbia
innalza dietro a noi tacitamente
una soglia già tesa ad aspettarci.




Nebbia
di Giovanni Pascoli

Nascondi le cose lontane,
tu nebbia impalpabile e scialba,
tu fumo che ancora rampolli,
su l'alba,
da' lampi notturni e da' crolli
d'aeree frane!
Nascondi le cose lontane,
nascondimi quello ch'è morto!
Ch'io veda soltanto la siepe
dell'orto,
la mura ch'ha piene le crepe
di valeriane.
Nascondi le cose lontane:
le cose son ebbre di pianto!
Ch'io veda i due peschi, i due meli,
soltanto,
che dànno i soavi lor mieli
pel nero mio pane.
Nascondi le cose lontane
che vogliono ch'ami e che vada!
Ch'io veda là solo quel bianco
di strada,
che un giorno ho da fare tra stanco
don don di campane...
Nascondi le cose lontane,
nascondile, involale al volo
del cuore! Ch'io veda il cipresso
là, solo,
qui, solo quest'orto, cui presso
sonnecchia il mio cane.





...nebbia
di Giorgio Caproni

Perché è nebbia, e la nebbia è nebbia, e il latte
nei bicchieri è ancor nebbia, e nebbia ha
nella cornea la donna che in ciabatte
lava la soglia di quei magri bar
dove in Erebo è il passo. E, Proserpína
o una scialba ragazza, mentre sciacqua
i nebbiosi bicchieri, la mattina
è lei che apre alla nebbia che acqua
(solo acqua di nebbia) ha nella nebbia
molle del sole in cui vana scompare
l’arca alla vista...




NEBBIA D’INVERNO
di B. Pasternak

Era ormai sopraggiunto l’inverno.
Il gelo era feroce.
Nella nebbia gelata apparivano
suoni e forme spezzate,
si fermavano immobili,
si muovevano,
scomparivano.
Non brillava il sole
cui si è abituati sulla terra,
ma un altro sole,
quasi artificiale.


Letto volte.

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