/Poesie/Ricerche d'autore/ Nino Oxilia
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storie e poesie




Nino Oxilia


Giornalista per la Gazzetta di Torino, fu scrittore, poeta e sceneggiatore di cinema. Divenne celebre con la commedia Addio giovinezza! (1911; scritta con Sandro Camasio), che anche diresse nella prima delle 4 versioni cinematografiche. Erano sue pure le parole della canzone Giovinezza, che poi sarebbe stata usata come inno fascista. Morì nell'offensiva che seguì alla ritirata di Caporetto.




Targa sulla sua casa di Torino


NINO OXILIA
CANTÒ NELLA VITA E NELL'ARTE
LA GIOIA DIVINA DELLA GIOVINEZZA
E ALLA DIFESA DELLA PATRIA
L'OFFERSE
CON LA POESIA EROICA DEL SACRIFICIO
NATO IN QUESTA CASA IL 13 NOVEMBRE MDCCCLXXXIX
CADDE COMBATTENDO SUL MONTE TOMBA
IL 18 NOVEMBRE MCMXVII
TORINO
QUI NE RICORDA IL NOME E L'OPERA
DI POETA E SOLDATO

CATELLA


POESIE




Ò visto

Ò visto la folla per le vie,
la folla passare gaia.
Ma più gaia di tutti
era una bimba
che aveva trovato il modo
di comprarsi una bambola...

II

Ò visto la folla peregrinare
davanti al santuario:
c'erano gli storpi, i paralitici,
gli etici, i ciechi:
tutti erano tristi,
ma la cosa più triste
era il volto di un bimbo
che non poteva comprare un fischietto che gli piaceva
e che stava sul banco della fiera
che c'è sempre vicino ai santuari.
Tutte le altre tristezze vicino alla sua
parevano diminuite...
 
III

Ò visto le monache passare tra i letti
dell'ospedale,
passare piane leggere
con un ticchettìo di rosari
sulle gonne grossolane;
e avevano gli occhi buoni,
gli occhi sommessi e calmi,
e io mi sono ricordato di Dog,
del mio povero cane,
che mi guardava con occhi simili
quando io ero malato...



Il cuore è pieno di farfalle d'oro

Il cuore è pieno di farfalle d'oro
che volano e scintillano.
Cento campanellini squillano
dentro di me con lieve
ritmo argentino.
I pensieri compaiono, scompaiono,
giocano a rimpiattino,
fanno a palle di neve...
E il verso brontola...
Sono stanco delle parole
consuete.
Ho sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.



E' tardi

E’ tardi. E’ molto tardi.
E’ bene che si vada.
Vieni, dammi la mano;
rifacciamo la strada.
La tua casa è lontano.
Perché taci e ti guardi
la punta delle dita?
Piccola tu, mia vita,
vieni, fa tardi.
Le nubi si sono raccolte
tutte su Monte Mario
chiudendo l’ali grigie.
Tu piangi e non sai perché piangi.
S’accendono i lumi;
tu vorresti dirmi qualcosa
e mi accarezzi le mani
e i tuoi occhi luccicano
tra le lacrime. –
Vieni, dammi la mano;
è bene che rincasiamo.
Non dirmi nulla: io so bene
perché tu piangi.
Andiamo, mia piccola, vieni. –
Tu piangi perché fa sera.



Sono stanco delle parole consuete

Sono stanco delle parole
consuete
O sete
di cantarti, o cuore,
liberamente
saltando ridendo piangendo d'amore.
Il mio scrittoio fuma
come un cratere.
Il cuore è una palla di gomma:
rimbalza, è un 'onda di schiuma...
Lasciatemi bere
la lava che fuma !



Contraddizione I

Io maschio ben costruito
per l'amore e avezzo agli sportivi
giochi fisici, io, l'uomo dai lascivi
impeti, l'uomo in cui l'istinto è tutto,
io sono triste.

Io fecondo animale
che non riconosco il rispetto
dell'altalena sociale,
e mi compiaccio dando lo sgambetto
alle dottrine dell'intelligenza,
saltando di piè pari sopra il petto
della menzogna detta convenienza,
io sono triste.

Io che passeggio sul puritanesimo
a torso nudo come un gladiatore,
che sputo su Loyola con furore
e prendo a calci l'indeterminismo,
io che il metodo aborro e il sillogismo
e il fato greco e il mistico fervore,
io che son sperma e mani e occhi e creta,
ma che non son poeta,
io sono triste.

Io che ho la penna in mano e fumo e stono
come un treno diretto,
che sono tutto in marcia, testa,petto,
gambe , riso, bestemmie , urla , perdono,
io sono triste....



Chi sa? Forse anche tu...

Chi sa? Forse anche tu
ài ricercato invano
il tuo amante perduto.
Del possesso lontano
non ricordavi più
altro che il gesto muto.
E ora indugi e ignori
perché voglia vederti:
entra dai vetri aperti
il profumo dei fiori
e tra i mobili rari
e i ninnoli di moda
il pianoforte a coda
ride dai denti chiari.





Rapsodia satanica

Rapsodia satanica è un film del 1915 diretto da Nino Oxilia. Trama La storia è una variazione della vicenda faustiana da un poema di Fausto Maria Martini del 1915.
La storia è una variazione della vicenda faustiana da un poema di Fausto Maria Martini del 1915. Una anziana dama dell'alta società, Alba d'Oltrevita (Lyda Borelli) stipula un patto con Mefisto (Ugo Bazzini), per riacquistare la giovinezza in cambio della quale però lei ha il divieto di innamorarsi. Alba è corteggiata da due giovani fratelli, Tristano (Andrea Habay) e Sergio (Giovanni Cini). Quest'ultimo minaccia di uccidersi se lei non lo amerà: lei tuttavia non s'interessa a Sergio, il quale dunque si uccide, e si prepara a sposare Tristano. A questo punto però Mefisto torna per riprendersi la giovinezza che aveva concesso e restituendo la vecchiaia ad Alba che non aveva rispettato il patto.

Considerazioni



Film muto fra i più importanti della sua generazione, sia per l'ispirazione dannunziana, che si riflette nel soggetto e nella scenografia della nobiltà decadente fortemente polarizzata sull'estetica Liberty, sia per l'interpretazione di Lyda Borelli, star del muto italiano. La colonna sonora è firmata da Pietro Mascagni, uno dei maggiori compositori dell'epoca e primo compositore di professione in Italia a firmare una colonna sonora, sincronizzandola con le scene del film (lavoro che definì "lungo, improbo e difficilissimo")
Letto volte.

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