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Magicamente
storie e poesie

Oggi 1° aprile nacquero:
nel 1868 lo scrittore Edmond Rostand e nel 1911 il pittore Anchise Picchi.
Eccovi alcune loro "opere"



Tutte le nostre anime sono scritte nei nostri occhi




La notte è meraviglioso attendere la luce.
Bisogna forzare l'aurora a nascere, basta volerlo.




Che si tratti dell'origine della specie o della vita stessa,
prevale sempre l'impressione che le forze che hanno costruito la natura
siano ora scomparse da essa.



Io parto per strappare una stella al cielo e poi,
per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore.




Cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero,
guardare in faccia la gente e parlare come mi pare,
mettermi, se ne ho voglia, il cappello di traverso,
battermi per un sì per un no o fare un verso.
Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna
alla cronaca di un viaggio cui si pensa da tempo,
magari nella luna!
Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te!
Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie
che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani!
Poi, se per caso ti arriva anche il successo,
non dovere nulla a Cesare,
prendere tutto il merito per te solo e,
disprezzando l'edera, salire,
anche senza essere né una quercia né un tiglio,
salire, magari poco, ma salire da solo!

da Cirano Di Bergerac





Parlavamo di un bacio…

Un giuramento fatto un poco più da presso,
un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo
messo tra le parole
t'amo;
un segreto detto sulla bocca,
un istante d'infinito
che ha il fruscio di un'ape tra le piante,
una comunione che ha gusto di fiore,
un mezzo di poteri respirare un po' il cuore
e assaporarsi l'anima a fior di labbra...







La stella

Perdettero la stella un giorno.
Come si a perdere
La stella? Per averla troppo a lungo fissata…
I due re bianchi,
ch'eran due sapienti di Caldea,
tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
Ma la stella era svanita come svanisce un'idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete d'essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
si disse: " Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali":

E mentre sosteneva il suo secchio per l'ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d'oro che danzava in silenzio.


-- Edmond Rostand




Il gattino


È un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire,
lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
quasi un vivente fermacarte.
Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Ma eccolo ora – smessa l’indolenza –
inarcarsi – somiglia proprio ad un manicotto;
e allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
appeso a una cordicella, un mio turacciolo.
Fugge al galoppo, tutto spaventato,
poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po’
sospesa in aria – ripiegata – la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l’afferra; lo morde.

Allora, senza ch’egli la veda, tiro la cordicella,
e il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.
Ma appena gli dico: “Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!” si siede.
E mentre scribacchio sento
che si lecca col suo lieve struscio molle.



CYRANO

E cosa dovrei fare?
Cercarmi un protettore? Prendermi un padrone?
E come un'edera oscura che avvolge un tronco
E se ne fa un tutore leccandone la scorza,
Arrampicarmi con astuzia invece di salir con forza?
No, grazie. Dedicare, come fanno tutti,
Dei versi ai finanzieri? trasformarmi in un buffone
Nella vile speranza di vedere, sulle labbra d'un ministro,
Infine nascere un sorriso che non sia sinistro?
No, grazie. Ingoiare, ogni giorno, un rospo?
Avere un ventre consumato dalle marce? una pelle
che presto s'insudicia alle ginocchia?
Eseguire prodigi di agilità dorsale?
No, grazie. Da un lato accarezzar la capra
Mentre, dall'altro, si annaffia il cavolo,
E donator di sena per desiderio di rabarbaro,
Aver sempre un incensiere sotto qualche barba?
No, grazie! Passare di girone in girone,
Diventare un piccolo grande uomo in una cerchia,
E navigare, con per remi dei madrigali,
E nelle proprie vele sospiri di vecchie dame?
No, grazie! Presso un buon editore di Sercy
Far pubblicare i propri versi a pagamento? No, grazie!
Andare a farsi nominare papa dai concili
Che degli imbecilli tengono nelle osterie?
No, grazie! Faticare per farsi un nome
Su un sonetto, invece di farne degli altri? No,
Grazie! Trovare del talento negli incapaci?
Essere terrorizzato da vaghe gazzette,
E dirsi senza posa: "Oh, purché io sia
Sulle piccole riviste del Mercure François?"...
No, grazie! Calcolare, aver paura, impallidire,
Preferire fare una visita anziché un poema,
Redigere delle suppliche, farsi presentare?
No, grazie! no, grazie! no, grazie! Ma... cantare,
Sognare, ridere, muoversi, star soli, essere liberi,
Avere l'occhio attento, la voce che vibra,
Mettersi, quando piaccia, il feltro di traverso,
Per un sì, per un no, battersi, − o fare un verso!
Lavorare senza curarsi di gloria o di fortuna,
Al tale viaggio, al quale si pensa, sulla luna!
Non scrivere mai nulla che non nasca da sé,
E inoltre, con modestia, dirsi: ragazzo mio,
Sii pago dei fiori, dei frutti, finanche delle foglie,
Se è nel tuo giardino, in te, che li cogli!
Poi, se per caso arriva un po' di trionfo,
Non essere obbligati di rendere qualcosa a Cesare,
Faccia a faccia con sé stessi tenersi il merito,
In breve, disdegnando d'essere l'edera parassita,
Anche se non si è quercia o tiglio,
Salire non molto in alto, forse, ma da solo.









Edmond Eugène Alexis Rostand nasce a Marsiglia (Francia) il giorno 1 aprile 1868. Poeta e drammaturgo, deve la sua celebrità soprattutto all'opera teatrale Cyrano de Bergerac. La famiglia appartiene alla borghesia marsigliese; compiuti i primi studi nella sua città natale, Rostand si traferisce a Parigi per studiare diritto. Si iscriverà poi all'ordine degli avvocati, senza tuttavia esercitare la professione. Nel 1888 scrive il pezzo teatrale "Le gant rouge" (Il guanto rosso); nel 1890 pubblica "Les musardises" (Gli ozi), un volume di poesie. Il giorno 8 aprile 1890 sposa Rosemonde Gérard, poetessa. Dalla coppia nasceranno due figli: Maurice nel 1891 e Jean nel 1894 (Jean Rostand diventerà un importante biologo e filosofo). Edmond Rostand nel 1915 abbandonerà Rosemonde per il suo ultimo amore, Mary Marquet.
Da punto di vista artistico ottiene il suo primo successo nel 1894 con "Les romanesques", un'opera in versi rappresentata alla "Comédie française" il 21 maggio 1894. La "Princesse lointaine" (Théâtre de la Renaissance, 5 aprile 1895) che seguirà, ebbe successo grazie all'interpretazione di Sarah Bernhardt, che avrebbe poi interpretato anche "La Samaritaine" (13 aprile 1897).
Il Cyrano de Bergerac nasce da una richiesta dell'attore Coquelin Aîné, il quale chiede a Rostand di scrivere un lavoro per lui. La prima rappresentazione avviene il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Renaissance e procurerà una gloria immensa a Rostand. Qualche minuto prima della recita Rostand temeva un clamoroso fiasco tanto che nell'occasione avrebbe domandato scusa alla compagnia per averla trascinata in una "avventura spaventosa". Ma giunti all'intervallo, gli astanti applaudivano in piedi. Persino un ministro sarebbe andato a cercare Rostand dietro le quinte, staccando dalla propria giacca la Legione d'onore per appuntarla al petto dell'autore.
Questa fortunata opera è una ricostruzione romanzesca di un'epoca suggestiva e di una personalità bizzarra e patetica. Protagonista di questo dramma in versi in cinque atti è Cyrano de Bergerac, protagonista che vive nella Francia della metà del XVII secolo. Cyrano è poeta e spadaccino, ama la bella cugina Rossana ma, afflitto da un naso mastodontico, non osa confessarle il suo amore. Rossana invece ama Cristiano de Neuvullette, un giovane cadetto di Guascogna, bello ma poco intelligente. Sarà Cyrano, sotto il balcone della fanciulla a suggerirgli le frasi dolce e seducenti che lo conquisteranno. I due giovani si sposano, ma il conte di Guisa, anche lui innamorato di Rossana, decide di vendicarsi facendo partire per l'assedio di Arras i cadetti da lui comandati e con loro Cristiano e Cyrano. Durante la lontananza, Cristiano invia a Rossana appassionate lettere che Cyrano detta per lui.
Improvvisamente si rende conto che Rossana, senza saperlo, è ormai innamorata di Cyrano. I due decidono di confessarle la verità al ritorno. Ma Cristiano muore e Rossana si ritira in convento: Cyrano, che continua a mantenere il segreto, va spesso a trovarla. Si reca da lei anche il giorno che è stato gravemente ferito a tradimento. In punto di morte si lascia sfuggire il suo segreto: Rossana capisce che il suo amore, attraverso la bellezza di Cristiano, è sempre stato dedito all'anima di Cyrano. In quel periodo storico, con il suo Cyrano, Rostand aveva saputo dare al romanticismo di Victor Hugo un pittoresco fondo storico, esaltando, attraverso i secoli, l'idea di un carattere nazionale francese, dando ai connazionali traumatizzati dalla perdita dell'Alsazia-Lorena un po' di sollievo.





Anchise PICCHI (Crespina-Pisa, 1 Aprile 1911 - Collesalvetti-Livorno, 13 Novembre 2007)
nasce a Crespina, Pisa, il 1° Aprile 1911 da Gaetano Picchi e Isolina Cappagli. Ancor giovanissimo mostra spiccate capacità e notevole passione al disegno. Già dall'età di cinque anni inizia con le prime figure di animali e di persone della sua famiglia, a carbone, sui muri del casale dove abita, alle Capanne, in quel di Crespina. Verso i 10 anni, trasferitosi, dopo la morte del padre Gaetano durante la fine della Prima Guerra Mondiale. con la famiglia (la madre, un fratello maggiore e una sorella più piccola) a Fauglia, conosce Francesco e Luigi Gioli, divenendo amico di quest'ultimo, che lo invita spesso nel suo studio nella torretta della villa e per il quale esegue una testina di vecchio scolpita in legno di frassino, ricevendone in cambio un bel dipinto di una fiera in maremma. Poi, intorno alla metà degli anni '20 la famiglia si trasferisce a Collesalvetti e nel 1923/1924 conosce Carlo e luigi Servolini. Frequenta poi, a Pisa, la scuola per pittori e decoratori, dove conosce e diviene amicissimo del compianto scultore Alvio Vaglini. E' amico e compagno anche dello scultore Bertini, del pittore Salvatore Pizzarello e di Fortunato Bellonzi, futuro Presidente della Quadriennale di Roma. Durante le visite al negozio d'arte Rigacci, a Firenze, conosce Pietro Annigoni (vedi: ritratto in bassorilievo). Nel 36 nuovo trasferimento della famiglia, ora a Grosseto dove vengono ripresi gli studi per il Diploma di Abilitazione all'Insegnamento del Disegno e della Storia dell'Arte. Durante la frequentazione del Liceo Artistico e dell'Accademia di Belle Arti a Roma, conosce e diviene amico del fisico Oreste Piccioni, del gruppo di Enrico fermi. Conosce pure il pittore Faccenda e l'intagliatore Gentili, nonché il musicista Alberto Montanari. Nel 1938 la famiglia è di nuovo a Pisa e nello stesso anno Anchise si sposta in Grecia, A Salonicco, come insegnante nelle Scuole Italiane all'Estero. Nel '41 insegna a Siena e nel '42 è nuovamente a Collesalvetti e riprende a frequentare Luigi Gioli. Nei successivi anni lavora nello studio di Collesalvetti. Nel 1956 apre uno studio a Livorno che tiene fin verso gli anni '80, divenendo amico dei maggiori rappresentanti del Gruppo Labronico: Natali (vedi: ritratto in legno di noce), Romiti, Filippelli, Michelozzi, Landozzi, Rontini, ecc. Nel 1961 muore la madre Isolina. Nel 1978 viene invitato dal Comune di Firenze a tenere una antologica di pittura e scultura in Palazzo Strozzi, durante il mese di Aprile. Nel 2001 il Comune di Collesalvetti organizza una antologica di pittura e scultura nel Centro Espositivo di Villa Carmignani, a Collesalvetti. Nel 2005 il Comune di Crespina gli conferisce la Cittadinanza Onoraria e la Medaglia d'Oro per meriti artistici. Anche il Comune di Collesalvetti gli assegna la Medaglia d'Oro nell'Aprile 2007 per la sua attività nel campo dell'arte.Dalla metà degli anni '70 l'artista si ritira definitivamente nel suo studio di Collesalvetti. Muore nella sua casa il 13 Novembre 2007. Nel 2011 il Comune di Collesalvetti ha intestato all'artista l'Istituto Comprensivo Scolastico del Comune (scuole elementari e medie).


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