
Chiara
Le sigarette fumate da soli durano un’eternità e hanno uno strano sapore, ma dovevo festeggiare in qualche modo. Sono stata bocciata a un esame. E sto vivendo la-gioia più intensa della mia vita. Mi sento Chiara più che mai, non mi va di andare a dormire e non vedo l'ora che venga domani mattina per svegliarmi ancora Chiara e trovarmi e scoprirmi ancora Chiara, domani, fra un mese, sempre, qualunque cosa io dica, qualunque cosa io faccia e qualunque cosa accada. Una terribile malattia ha congelato un'adolescenza - la mia - spensierata e forse banale e forse scontata, leggera per me, che vedevo della filosofia anche nei buchi che mi ritrovavo nei maglioni. Ho sempre pensato di scrivere molto meglio di come vivo e in quegli anni di dolore invece di riempire giornate riempivo fogli magari intensi, magari mistici, di una profondità abissale, ma comunque malati. Ho vinto consensi con quei fogli, ho vinto applausi, premi importanti e anche qualche ragazzo - ma ogni volta che mi chiamavano genio, ogni volta che al primo posto ritrovavo il mio nome, ogni volta che mio padre mi diceva: «Sono fiero di te» ognuna di tutte quelle fottute volte mi smarrivo un po' io, io smarrivo me, io stessa smarrivo me stessa - e sono dovuta finire in ospedale dopo essermi completamente persa di vista per riuscire a cercarmi di nuovo.
(Non si premia una ragazza anoressica perché scrive bene).
Non ho passato un esame. Che bello. Kafka ha prodotto opere eccezionali affetto da tubercolosi psicosomatica, fra vivere e scrivere ha scelto di scrivere e per chi crede nella Trinità formata dalla Mente, il Foglio e la Penna è un esempio affascinante. Diseredami Intelletto, ma io scelgo la vita! Ho scritto troppo e troppo a lungo uccidendomi per trovare le parole giuste e se ora scrivo è forse per trovare quelle sbagliate, così che mi capisca la gente che amo e che mi legga lei, per la prima volta, non professori, maestri del sapere o pallosissime giurie, perché è alla mia vita, solo a lei che queste pagine vanno. Scelgo la vita, sì, scelgo la sveglia che suona e tu che non la senti e continui a dormire, scelgo un gelato con tantissima panna sopra solo perché mi va, scelgo l'imperfezione, la serata in cui ti senti di preferire Pretty Woman a Roma città aperta, scelgo Elena di sole e di cannella e il mio cane Jonathan che va pazzo per divorare le antenne dei cellulari. Ho cercato per anni di inventare storie per potermi raccontare, ho forzato la mia fantasia fino all’eccesso, ho atteso trepida la musaica ispirazione e solo ora ho capito che le storie più belle, più strane, tristi o allegre, commoventi, a volte incredibili, mi stavano intorno, erano sempre state lì, vicino a me ... Non so se capita a tutti, se è merito del mio animo in cui s’impiglia tutto così facilmente o del destino generoso, ma le persone che mi gravitano attorno e le loro vicende sono davvero invidiabili per un qualsiasi eroe di romanzo e inoltre sono tutte terribilmente vere, così è proprio attraverso
loro, senza le quali sarei la metà di quello che sono ora, loro, che forse saranno le uniche a leggersi: loro, che hanno permesso che il nostro incrocio di esistenze non fosse fugace, loro, che oggi: giorno della mia prima bocciatura, mi hanno telefonato per farmi le congratulazioni, loro, mio personale piccolo Teatro dell'Assurdo,
è proprio attraverso tutte loro che stavolta ho scelto di raccontarmi.
Chiara Gamberale
dal libro Una Vita sottile - Voci di donne
loro, senza le quali sarei la metà di quello che sono ora, loro, che forse saranno le uniche a leggersi: loro, che hanno permesso che il nostro incrocio di esistenze non fosse fugace, loro, che oggi: giorno della mia prima bocciatura, mi hanno telefonato per farmi le congratulazioni, loro, mio personale piccolo Teatro dell'Assurdo,
è proprio attraverso tutte loro che stavolta ho scelto di raccontarmi.
Chiara Gamberale
dal libro Una Vita sottile - Voci di donne
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