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Magicamente
storie e poesie

Non potevano mancare oggi, 1° maggio, delle poesie sul




 


Ne ho scelte alcune che non conoscevo, come non conoscevo gli autori, 
Le ho trovato interessanti e poi anche scrivere poesie per alcuni è un lavoro,
un gran bel lavoro a saperlo fare bene.





Mondine al lavoro

Non c’è cielo
che riesca a specchiarsi
nell’acqua fangosa ove affondano i piedi.
Prone, in file parallele,
avanzano sguazzando,
le mani vescicate ad artigliar le erbacce,
un unico esercito in parata,
impeccabilmente misero.
Nel sole che dardeggia, 
fra gli sciami di irritanti moscerini,
ogni tanto s’alza un canto di speranza disperata,
di riscatto di una dignità derisa,
lordata dal sudiciume del denaro
che scorre nelle mani del padrone.
E nel torrido riverbero del meriggio assolato,
denso di umida calura,
s’assopiscono le voci nella fatica 
di chi meno ha,
ma più dà.

Renzo Montagnoli











In ricordo di Gino, lavoratore. 1900

D'astruso lavor a stento vivevi
in canottiera ed angusta visiera
fra rulli e fuselli intento
ad arte giuntare
dal far del giorno
al calar del sole
da spiccio vitto pausato
ed alcun provvisione
su cui poggiare
Sempr'in allerta 
dai bravacci
gerenti vili e incolti 
che non i ripari testano
ma i logori nerbi 
con inganno 
se il fiato tiravi
o umanamente peccavi
L'umile paga t'era
fatta sospirar 
di malumor porta
e non sempre esatta
ma in difetto 
la norma
e chino il capo 
che 'l berlusco in testa
non ti dovesse allontanar 
per l'illecita protesta
Moristi senza onor
fra dotti e roventi bulbi
per caso nello sgrondo
un mattino 
il tuo rosticcio corpo
fu rinvenuto
senza clamor alcuno.

Simone Veltroni





Uova

Sono sedute come in un pollaio
galline senza più uova
le facce disegnate nelle smorfie
di anni di lavoro
su ogni ruga una conquista
lasciata dalla cipria profumata

Tutte aspettano la pensione
e dietro lo sportello l'impiegata
è giovane e ha pazienza
più di me
che guardo le loro gambe
ma dalle mani che hanno, capisci anche tu
che il tempo che le ha sagomate
dev'essere stato bello duro
e non c'è cipria che basti
e tinta per capelli che renda
giustizia a quelle nocche

Tra loro fanno finta
di parlare
se non per convenevoli
e l'impiegata da loro
l'unica cosa che vogliono ora
nelle voglie morte 
negli occhi appena appena aperti.

Qualcuna non si fida e riconta
prima di uscire fuori
fuori dai vetri caldi nell'aria il ghiaccio
che non le sfiora nemmeno
da un gelo
all'altro.

Giuseppe Spadaro






La sarta

Una volta, 
quella solita volta,
c'era
anche una donna,
di energia
tanta ne aveva
da tutte le parti
spruzzar doveva;
un pezzo di gabardine
come convenir 
tagliato era,
e poi i pezzi,
di codesta stoffa, 
con l'imbastitura
insieme
messi furono;
alla definitiva cucitura,
con una macchina per cucire
a pedali,
la prova s'aspettava,
e l'unica
essere
si sperava.
E quando al fin,
dopo le piccole ore
della notte
fatto aver,
il tailleur
completato fu,
non altro s'aspettava
delle ultime rifiniture
fare,
e le imbastiture
ed ultimi fili superflui
estraniare;
e come ultimo tocco
della gran maestra
un colpo
di ferro da stiro
dare.

Don Pompeo Mongiello





Ode al primo maggio

Lavoratori...
fatevi coraggio,
Domani si riposa! è il primo di maggio...
Primo di una lunga serie
di giorni belli ed assolati,
magari anche se piove, staremo riposati.
Questa la canzone di chi per vivere lavora
e chi vive per lavorare...
domani si dovrà rassegnare.
Ma il mio pensiero va a chi non ha un lavoro
e mentre chi lavora sogna un posto al sole,
lui cerca un tesoro...
Vorrei avere grandi mani, 
per regalare grandi speranze,
per aprire l'infinito fatto di tante stanze,
per spalancare il cielo e catturar le stelle
che restano a guardare,
chi su questa terra,
non ha nulla da mangiare.
Ma la vita è questa, c'è chi deve mettersi a dieta
per calare
e chi calando, con lo stomaco vuoto, continua a pedalare.
Un pensiero anche a chi domani lavora,
che con la sua presenza,
il lavoro onora.
Ed io che cosa dico... non mi alzerò presto...
almeno per un giorno
non dovrò dare il resto!


Laura Marchetti





Il contadino

Scende la sera.
La campagna si veste di malinconia,
un velo di nebbia
si arrampica
sui piccoli Pero,
dai rami ancora spogli,
scivolando poi,
come sottilissima pioggia,
sui campi appena arati.

Una pallida Luna,
infreddolita,
buca la patina stagnante,
specchiandosi,
nei canali artificiali
di acqua sorgiva,
ai lati del viottolo
di terra e ciottoli.

Stanco,
il passo lento,
il viso luminoso e fiero,
l'ultimo Pioniere
torna alla dimora,
accompagnato dal riflesso
fin sull'uscio.

Prima di entrare
uno sguardo all'orizzonte,
mano alla fronte
come una visiera,
a leggere nel cielo
segni di Primavera;
germoglio e vita
alle sue fatiche.



Ezio Grieco

Letto volte.

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