
Il 21 maggio 1903 nacque Libero de Libero,
poeta e critico d'arte italiano († 1981)

Non importa essere grandi poeti, ma poeta che deve raccontare le proprie radici; la vita della sua gente

Solstizio
È un veliero la mia vita
dall’infanzia segnata sulla mano,
e l’ancora è dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
e sono oscuri i semi
dell’estate mia.
Se m’è fatica svegliarmi,
quale gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.

Natale
Siamo al fumo delle immagini, siamo
all’acido d’incensi defunti, già sazi
di nenie appena Natale risorge
dai suoi muschi. La rugiada fa cenere
sui nostri volti, memorie in fronzoli
alle pareti e rimorsi filanti
dal vischio. Anche stanotte appassisce
l’alleluja di quella nascita fatale:
non è più festa di remissione
né d’una fame la ricorrenza,
scade l’annuncio nell’imminenza
d’una freccia che muta subito bersaglio.
Per noi orfani della nostalgia
la buona novella si è fermata all’ora
delle sfere chiuse a una supplica che tace.

Inverno
Infine l’arancia ed io
nascosti in un sonno acerbo
nutriremo di miele l’inverno.
Libero de Libero,
Autobiografia
«Sono nato a Fondi, in Ciociaria, nel 1903. Cresciuto in provincia, dentro una famiglia numerosa, sono stato il solito ragazzo nutrito con schiaffi, fette di pane e libri di ogni specie, che un giorno scrive una poesia e se ne vergogna più di un grosso peccato, poi da giovane ci riprova e se ne vergogna di meno, ma da uomo continua senza tanti scrupoli... Venuto a Roma nel 1927, con la scusa di laurearmi in legge, badai a tutt’altro, lottando con la miseria e le crescenti necessità. Nel cortile della Sapienza conobbi Luigi Diemoz e insieme, nei primi mesi del 28 si dette vita ad un quindicinale...Accanto la poesia, che è l’argomento fondamentale della mia vita ho scritto sempre racconti per quotidiani: il primo volume “Malumore” uscì nel 1945...Non ho messo insieme che notizie di cronaca, elencando date e titoli dei libri, eppure quelle date e quei libri riassumono la mia intera esistenza, anche se espressa sempre di scorcio in una fuga costante di visioni, sentimenti, emozioni e pensieri, ma fanno ugualmente il resoconto di una vita recuperata di giorno in giorno, attraverso la scoperta inesauribile di verità meschine e sublimi.
Non ai critici, ma a un amico debbo il miglior giudizio sul mio lavoro. Durante una discussione tra lui e me, si arrivò allo scoppio di parole dure e severe: alla fine egli sentenziò con ira che io ero un libro che sta lì e nessuno legge.
Voleva essere crudele, invece fu delicato quanto io ero stato perfido: senza volerlo, a suo modo mi rassicurava almeno sulla probabilità che qualcuno in futuro legga il libro che sta lì, e non sarà mai tardi.»
Letto volte.