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L’ABBAZIA DI CHIARAVALLE





Venne fondata da San Bernardo nel 1125, nel territorio allora denominato Rovegnano, 
con l'ausilio di numerosi monaci provenienti dal monastero francese di Clairvaux. 
Dapprima retta da un semplice padre priore, nel 1138 ebbe già un abate proprio, il monaco Brunone. 





I monaci lavoravano assiduamente la terra, dando vita ad alcuni appezzamenti agricoli,
bonificando al tempo stesso l'intera area e risanandola da molte paludosità 
grazie a ingegnosi sistemi di irrigazione. 




Il monastero si ingrandì in tempi assai rapidi e riuscì ad annettersi diversi possedimenti, 
tra cui quelli di Vicomaggiore e di Consonno. 



Nel 1139, con bolla del papa Innocenzo II, venne sottomesso all'abbazia anche il monastero di San Pietro di Cerreto, 
nel Lodigiano. Della prima costruzione non rimane traccia. 




Tra il 1150 e il1160 iniziò la costruzione dell'attuale chiesa, uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia, 
che si protrasse per circa settanta anni. Nel maggio del 1221, il vescovo di Milano, Enrico I da Settala, 
consacrò la chiesa dedicandola a Santa Maria di Rovegnano, poi Chiaravalle. 





Periodo più fiorente dell'abbazia fu quello del XIII secolo e le ricchezze del monastero si accumularono a tal punto
che nel 1278, i Milanesi , dovendo effettuare alcuni sostanziosi pagamenti ai soldati, del marchese di Monferrato, 
si fecero prestare dai monaci l'importo di 1.500 lire, cifra che all'epoca costituiva un valore di notevole portata. 




Sempre nel XIII secolo fu realizzato il primo chiostro, mentre in quello successivo vennero edificati il tiburio e il refettorio. 





Più avanti, nel 1442, l'Abbazia venne affidata all'abate Gerardo Landriani e nel 1465 
passò sotto la guida di Ascanio Sforza, fratello di Ludovico il Moro. 




Gli architetti Bramante e Giovanni Antonio Amadeo furono attivi qui dal 1490 e diedero vita al Chiosco Grande.
Vi lavorava con molta tenacia il pittore Bernardino Luini (vedi la splendida Madonna col Bambino) 



e, nei primi anni del 1600, i fratelli Fiammenghino affrescarono con apprezzato stile le pareti interne della chiesa. 
Tutto procedette artisticamente bene e amministrativamente in ordine sino al 13 maggio 1798, quando ,
il direttorio esecutivo della Repubblica Cisalpina soppresse,
unitamente alla congregazione cistercense, il meraviglioso monastero. 
Questo venne demolito e si salvarono soltanto la chiesa, il refettorio e parte del piccolo chiostro. 




Ma ecco che, nel 1893, l'architetto Luca Beltrami iniziò il restauro dell'intero complesso; 
nel 1945 venne ricollocato il "Coro Ligneo" nella navata centrale e, dal 1970, 
iniziarono i restauri degli affreschi del tiburio e quelli della torre nolare.


Fonte: La città – storie e culture
Letto volte.

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