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Persino i serpenti, che non hanno gambe,
possono tenere il passo,
come nel rondò per coro e strumenti di Sergio Tofano:


Elogio al serpente a sonagli

Il serpente a sonagli è un serpente
su per giù come gli altri serpenti:
se cammina però lo si sente
pei sonagli che fanno frastuon.

Per entrare, se torna a la tana,
campanello non suona o battente,
ma i sonagli gli fan da campana
e la moglie va aprirgli il porton.

Se gli accade talvolta che oda
i suoi nati frignare o strillare
fa schioccar due o tre volte la coda
ed acqueta i piccini a quel suon.

Se in un' ora di dolce abbandono
un motivo fischietta o canticchia
i sonagli quai nacchere picchia
e accompagna cosi la canzon.




Se la corte a una serpa fa un serpe,
per sedurre la bella adorata
lui di notte le fa serenata
coi sonagli di sotto al balcon.

Nell' orchestra i teatri africani
pel serpente a sonagli hanno un posto
ed un negro lo suona a due mani
fra i violini il fagotto e il trombon.

L'automobile al Congo non usa
né cornetta né tromba o sirena
ma il serpente al volante dimena
i sonagli e si scansa il pedon.

Per alzarsi il calmucco a buon'ora
non adopra la sveglia, ma il serpe
che agitando la coda sonora
puntuale ridesta il padron.





In questo Heimkehr (Rimpatrio o Ritorno a casa) di Heinrich Heine
si capisce subito che il poeta ha messo tutta la sua capacità di giocare con i suoni:
sembra un divertentissimo scioglilingua ...
Vediamo come se la cava il traduttore:

Bimba mia, eravamo bambini,
due bambini piccoli e gai;
per nasconderei sotto la paglia,
sgusciavamo dentro i pollai.

Facevamo il grido dei galli,
e la gente passava li accanto -
«chicchiricchi», credevano
che fosse il canto del gallo.

Rivestivamo a dovere
le casse del nostro cortile,
e li abitavamo insieme, per noi
era una casa signorile.

Il vecchio gatto del vicino
veniva a trovarci di frequente;
se gli facevano riverenze e inchini
e tanti complimenti.

Gli abbiamo chiesto come stava
con cordialità premurosa;
in seguito, a molti vecchi gatti
abbiamo detto la stessa cosa.

Spesso, seduti, discutevamo
come i vecchi, con tanto senno,
e rimpiangevano che ai tempi nostri
tutto andava assai meglio.

Che amore, lealtà e fiducia
dal mondo erano scomparsi,
che il caffè era casi caro
e il danaro casi scarso! -

I giochi d'infanzia sono passati
e tutto passa e corre -
il danaro e il mondo e quei tempi,
e fiducia e lealtà e amore.





Le domeniche azzurre
di Corrado Govoni

Le domeniche azzurre della primavera.
La neve sulle case come una parrucca bianca.
Le passeggiate degli amanti lungo il canale.
Fare il pane la mattina di domenica.
La pioggia di marzo che batte sui tegoli grigi.
Il glicine fiorito su pel muro.
Le tende bianche alle finestre del convento.
Le campane del sabato.
I ceri accesi davanti alle reliquie.
Gli specchi illuminati nelle camere.
I fiori rossi sopra la tovaglia bianca.
Le lampade d'oro che s'accendono la sera.
I crepuscoli di sangue che muoiono sulle mura.
Le rose sfogliate sul letto dei malati.
Suonare il pianoforte un giorno di festa.
Il canto del cuculo nella campagna.
I gatti sopra i davanzali.
Le candide colombe sui tetti.
Le malve nelle pentole.
I mendicanti che mangian sulle soglie delle chiese.
I malati al sole.
Le bambine che si pettinano l'oro al sole sulle porte.
Le donne che cantano alla finestra.

Letto volte.

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