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Magicamente
storie e poesie
Il 19 ottobre ricorre il centenario della nascita di
Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes 




Canzone del troppo amore

Voglio piangere perché ti amai troppo,
voglio morire perché mi desti la vita,
ahi, amore mio, sarà che mai posso avere pace?
Sarà che tutto ciò che è in me
Vuole dire soltanto solitudine...
e ormai non so che ne sarà di me,
tutto mi dice che amare sarà la mia fine...
Che disperazione porta l'amore,
io che non sapevo cosa fosse l'amore,
adesso lo so perché non sono felice.





Sospensione

Fuori da me, nello spazio, errante,
la musica dolente di un valzer;
dentro me, profondamente nel mio essere,
la musica dolente del tuo corpo;
e in tutto, vivendo l'istante di tutte le cose,
la musica della notte rischiarata.
Il ritmo del tuo corpo nel mio corpo...
Il dolce giro di valzer lontano, titubante...
i miei occhi che bevono i tuoi occhi, il tuo viso.
E il desiderio di piangere che giunge da tutte le cose.

Vinicius De Moraes 

 






Tenerezza


Io ti chiedo perdono di amarti all'improvviso 
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie, 
Delle ore passate all'ombra dei tuoi gesti 
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi 
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente. 
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio
Non porta l'esasperazione delle lacrime ne il fascino delle promesse
Ne le misteriose parole dei veli dell'anima...
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze
E richiede solo che tu riposi quieta, molto quieta
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo
sguardo estatico dell'aurora.






SONETTO DEL BREVE MOMENTO

Piume di nidi sui tuoi seni; urne
di rossi fiori sul tuo ventre; fiori
lungo tutto il tuo corpo, terso dai dolori
di primavere pazze e notturne.
Pantani vegetali sulle tue gambe
che fremono di serpenti e di sauri
itineranti nei multivari
fiumi di acque statiche ed eterne.
Belve che ululano nelle steppe fredde
delle tue bianche natiche vuote
come un deserto tramutato in neve.
E nel mezzo di quella inumana fauna e flora
io, nudo e solo, ascolto l’Uomo che piange
la vita e la morte nel momento breve.






Il tuffatore 

Di te amo le lunghe gambe, 
puerili, lente, 
aste tenere 
soavi 
che per spirali adolescenti salgono 
infinite, 
esatto tocco e fremito. 
Di te amo le braccia 
giovani, 
che abbracciano fidenti 
il mio squilibrio, 
mani disvelate, 
mani moltiplicanti 
che accompagnano in fretta il mio incupito nuoto. 
Amo il tuo grembo pieno d'ombra, 
onda lenta e solinga, 
dove si va facendo esausto il mare, 
dove affondare sino a rompermi il cuore, 
e di amore affogare 
e piangere. 
Di te amo i grandi occhi, 
dove sondo la voragine buia della mia ansia, 
per scoprire negli arcani 
sotto l'oceano oceani. 
Di te amo più di quanto riescano a dire 
la mia parola 
e la mia tristezza. 

Essere creato, generarsi,
trasformare l'amore in carne e la carne in amore; 
nascere, respirare,e piangere, 
e addormentarsi e nutrirsi 
per poter piangere per poter nutrirsi; 
e svegliarsi un giorno alla luce e vedere,
al mondo e ascoltare e 
cominciare ad amare e allora sorridere e 
allora sorridere per poter piangere 
E crescere, e sapere, ed essere , e avere e perdere, 
e soffrire, e avere orrore di essere e amare, 
e sentirsi maledetto e dimenticare tutto 
quando arriva un nuovo amore e vivere questo amore 
fino a morire e coniugare il verbo all'infinito...





Quando sarai arrivata... 

Quando sarai arrivata e ti avrò vista, piangendo 
a forza di aspettarti, cosa ti dirò? 
E dell'angoscia di amarti, aspettandoti 
ritrovata, come ti amerò? 
Che bacio tuo di lacrima avrò 
per dimenticare ciò che ho vissuto ricordando 
e che farò del vecchio dolore quando 
non potrò dirti perchè ho pianto? 
Come nascondere l'ombra in me sospesa 
per l'angoscia della memoria immensa 
che la distanza ha creato - fredda di vita 
immagine tua che io ho composto serena 
attenta al mio richiamo e alla mia pena 
e che vorrei non perdere mai più... 






Sonetto dell'amore totale

Ti amo tanto, amore mio... non canta 
II cuore umano con più verità... 
Amo tè come amico e come amante 
In una sempre diversa realtà. 

Ti amo affine, di calmo amore pronto, 
E da oltre ti amo, presente in nostalgia. 
Ti amo, insomma, con grande libertà 
Dentro l'eterno ed in ogni momento. 

Come ama l'animale ti amo semplicemente, 
D'amore privo di mistero e privo di virtù 
Con un desiderio massiccio e permanente. 

E di amarti talmente e di frequente, 
Un giorno nel corpo tuo di repente 
Avrò da morire di amare più che uno possa. 

Vinicius de Moraes









Vinícius de Moraes pubblica il suo primo libro di poesie O caminho para a distância nel 1933, e nel 1938 parte come borsista per Oxford dove studia lingua e letteratura inglese. Qui si verifica l'incontro con la lirica di Shakespeare, determinante per il raggiungimento di quella maturità poetica che lo porrà all'attenzione della critica più qualificata. Entra poi nella carriera diplomatica avendo così la possibilità di fare amicizia con jazzisti e cineasti di fama, tra cui Louis Armstrong e Orson Wells, che lo proietta nel mondo dello spettacolo. Vinicius de Moraes è inventore con João Gilberto della bossa nova, diventando divulgatore straordinario della musica popolare e della cultura brasiliana nel mondo.
Letto volte.

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