Nati il 25 febbraio
Il 25 febbraio 1871 nacque Lesja Ukrainka, poetessa ucraina († 1913)

Ode alla speranza
Via, pensieri, voi, nubi autunnali!
Ora è la primavera dorata!
Forse nell’amarezza, nel pianto
Passeranno gli anni della giovinezza?
No, voglio ridere attraverso le lacrime,
Intonare canzoni nel dolore,
Sperare comunque senza speranze,
Voglio vivere! Via, pensieri tristi!
In un triste campo desolato
Seminerò fiori variopinti,
Seminerò fiori nel gelo,
Verserò su di essi lacrime amare.
E per queste lacrime cocenti si dissolverà
Quella possente crosta di ghiaccio,
Forse i fiori cresceranno – e giungerà
Anche per me l’allegra primavera.
Trasporterò un pesante masso
In cima a un’erta montagna sassosa
E, portando questo tremendo fardello,
Intonerò un’allegra canzone.
Nella lunga notte buia, impenetrabile
Non chiuderò gli occhi per un attimo,
Cercherò la stella polare,
La chiara sovrana delle notti buie.
Sì! Riderò attraverso le lacrime,
Intonerò canzoni nel dolore,
Spererò comunque senza speranze,
Vivrò! Via, pensieri tristi!
Lesja Ukrainka
2 maggio 1890

Contra spem spero è il motto latino che la poetessa ucraina Lesja Ukrainka (1871-1913) pone come titolo a questa sua lirica: contro ogni speranza, spero. Prende spunto dal risveglio di primavera, dal nuovo rigoglio che esprime il trionfo della vita dopo il letargo invernale, dopo il gelo, e si affida a una fede cieca nella speranza, nell’Ultima Dea dei latini. Non è facile, certo, nonostante Hermann Hesse sostenga che “È felice chi spera”: l’azione del trasportare il masso sulla cima di una montagna sassosa ricorda da vicino l’immane vana fatica di Sisifo, mitico eroe greco condannato a far rotolare in eterno su per un pendio del Tartaro un’enorme pietra che, posta in cima, inesorabilmente torna a valle. Comunque, molto meglio sperare che disperare…
Il 25 febbraio 1930 nacque Dan Pagis, poeta israeliano († 1986)

Scritto a matita in un vagone piombato
Qui, in questo convoglio,
io Eva
con mio figlio Abele
Se vedrete mio figlio maggiore
Caino, figlio di Adamo,
ditegli che io
Dan Pagis

"No no: loro, senz’altro
erano esseri umani: uniformi, stivali.
Come spiegarlo? Creati furono a immagine di Dio.
Io ero un’ombra.
Io avevo avuto un altro Creatore.
E Lui, nella Sua grazia, non ha lasciato in me qualcosa di mortale.
E sono fuggito verso Lui, sono salito lieve, azzurro,
pacificato, direi quasi: scusandomi;
un fumo verso un fumo onnipotente
che non ha corpo né immagine. ."
Dan Pagis
(traduzione di Gaio Sciloni)

" Tu sei il primo e sei colui che resta ultimo.
Se ti stupisce un processo tra legge e legge
fra sangue e sangue,
ascolta il mio cuore che è duro nella legge, guarda il mio soffrire.
I tuoi collaborazionisti Michael e Gabriel
si tengono lì e confessano
che tu dicesti: faremo l’uomo,
e loro dissero: amen."
Dan Pagis
(traduzione di Gaio Sciloni)
Letto volte.