Nati il 9 aprile
Charles Baudelaire poeta, scrittore, critico francese e
Art Kane fotografo statunitense
Le poesie sono di Baudelaire e le fotografie di Kane

Musica
Spesso è un mare, la musica, che mi prende ogni senso!
A un bianco astro fedele,
sotto un tetto di brume o nell'etere immenso,
io disciolgo le vele.
Gonfi come una tela i polmoni di vento,
varco su creste d'onde,
e col petto in avanti sui vortici m'avvento
che il buio mi nasconde.
D'un veliero in travaglio la passione mi vibra
in ogni intima fibra;
danzo col vento amico o col pazzo ciclone
sull'infinito gorgo.
Altre volte bonaccia, grande specchio ove scorgo
la mia disperazione!

Uomo e il mare
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratel

Trstezze della luna
Questa sera la luna sogna con più languore;
come una donna bella su cuscini svariati
che con la mano lieve e distratta accarezza
prima del sonno il dolce contorno dei suoi seni,
sopra il lucido dorso di valanghe di seta,
morente s'abbandona a lunghi smarrimenti,
e gira intanto gli occhi su visioni bianche
che nell'azzurro salgono, come sboccio di fiori.
Quando nel suo accidioso languore, qualche volta
lascia un'ascosa lacrima cadere sulla terra,
nemico del riposo, un pio poeta accoglie
nel cavo della mano quella pallida lacrima
iridescente al pari di un frammento d'opale,
e la cela agli sguardi del sole, nel suo cuore.

Inno alla bellezza
Vieni dal ciel profondo o l'abisso t'esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.
Hai dentro gli occhi l'alba e l'occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.
Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t'affanni.
Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l'Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l'Omicidio
ti ballonzola allegro sull'orgoglioso ventre.
Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l'amante sull'amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.
Venga tu dall'inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m'aprono a un Infinito che amo e non conosco?
Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

Stasera che dirai, povera anima solitaria!
Stasera che dirai, povera anima solitaria,
che dirai, mio cuore, cuore appassito un tempo
a lei che è tanto bella, tanto buona, tanto cara,
e t'ha all'istante fatto rifiorire con il divino sguardo?
Mettiamoci d'orgoglio a cantare le sue lodi:
nulla vale la sua dolce autorità!
Profumo d'Angeli ha la sua spirituale carne!
Come ci veste d'un abito di luce quel suo occhio!
Di notti e in solitudine,
sulla strada e tra la gente,
il suo fantasma danza in aria come fiaccola!
A volte parla e dice: "Sono bella e ordino
che per amore mio amiate solo il Bello;
sono l'Angelo custode, la Musa e la Madonna!"

Armonia della Sera
Già s'avvicina l'ora che trepido ogni fiore
come un vaso d'incenso svapora sullo stelo;
solcano effluvi e musiche la sera senza velo;
malinconico valzer, delirante languore!
Ogni fiore svapora trepido sullo stelo;
il violino geme come un afflitto cuore;
malinconico valzer, delirante languore!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo.
Il violino geme come un afflitto cuore,
un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido!
Come un altare immenso è triste e bello il cielo;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore.
Un mite cuore, ch'odia il nulla vasto e gelido,
dei bei giorni che furono raccoglie ogni bagliore;
nel suo sangue rappreso il sole immoto muore...
Il tuo ricordo in me brilla come un cimelio.

A una passante
La via assordante strepitava intorno a me.
Una donna alta, sottile, a lutto, in un dolore
immenso, passò sollevando e agitando
con mano fastosa il pizzo e l'orlo della gonna
agile e nobile con la sua gamba di statua.
Ed io, proteso come folle, bevevo
la dolcezza affascinante e il piacere che uccide
nel suo occhio, livido cielo dove cova l'uragano.
Un lampo, poi la notte! - Bellezza fuggitiva
dallo sguardo che m'ha fatto subito rinascere,
ti rivedrò solo nell'eternità?
Altrove, assai lontano di quì! Troppo tardi! Forse mai!
Perchè ignoro dove fuggi, né tu sai dove io vado,
tu che avrei amata, tu che lo sapevi!
Charles Baudelaire

Biografia
Charles Baudelaire nasce a Parigi, in una casa del Quartiere Latino, il 9 aprile del 1821. Il padre, già sessantenne, muore nel 1827 e la madre, Caroline Dufaÿs, ancora giovane, sposa il tenente colonnello, e in seguito generale, Jacques Aupick, il quale, a causa della propria freddezza e rigidità e anche del perbenismo borghese, si guadagnerà l’odio del figliastro.
Baudelaire frequenta prima il Collège Royal di Lione e poi il Collège Louis-le-Grand della sua città, scuola da dove viene espulso nel 1839. Ha già capito e deciso che la vocazione irreprimibile deve essere quella del poeta e dell’uomo di lettere, del dandy e del flâneur. Ma questa vocazione viene contrastata con forza soprattutto dal comandante Aupick, che preferirebbe una professione borghese, più tranquilla e meno scandalosa e inutile.
Nel 1841, spinto dalla famiglia, Baudelaire si imbarca su una nave diretta a Calcutta, ma dopo soli dieci mesi interrompe il viaggio per fare ritorno a Parigi, dove, ormai maggiorenne, entra in possesso dell’eredità paterna (centomila franchi), che gli permette di vivere per qualche tempo in grande libertà.
È il suo periodo di maggiore felicità e il più memorabile della sua esistenza: abita in un bellissimo appartamento nel quartiere più alla moda di Parigi, veste in maniera ricercata, frequenta i migliori letterati dell’epoca. Intanto, nella primavera del 1842, conosce Jeanne Duval, un’attrice meticcia che gli starà, tra alti e bassi, vicina per sempre.
Ma quando, dopo due anni, M.me Aupick scopre che il figlio ha già speso circa la metà del lascito paterno, consigliata dal marito, intraprende una procedura per poter ottenere un curatore a cui venga affidato il compito di amministrare con maggiore oculatezza il resto dell’eredità. Da ora in avanti, Baudelaire sarà costretto a chiedere al proprio tutore persino i soldi per un paio di pantaloni.
Il suo esordio come poeta risale al 1845 con la pubblicazione di A une dame créole, mentre, per vivere, è costretto a collaborare a riviste e giornali con articoli e saggi che saranno poi raccolti in due libri postumi, L’art romantique e Curiosités esthétiques.
Durante la rivoluzione del 1848, Baudelaire va anch’egli sulle barricate e qualcuno, si dice, lo sente incitare la folla e gridare: "Andiamo a fucilare il generale Aupick". Nel 1850 scopre Edgar Allan Poe, il grande scrittore americano alla cui opera dedicherà alcuni anni di vita con saggi e traduzioni.
Nel 1857, a trentasei anni, pubblica Les fleurs du mal. All’inizio non è possibile parlare di grande successo letterario, ma piuttosto di un vero e proprio scandalo: il libro viene processato per immoralità e l’editore, Poulet-Malassis, deve sopprimere sei poesie. Solo nel 1861 uscirà la seconda e definitiva edizione, riveduta e arricchita di nuovi poemi.
Intanto, le condizioni di vita di Baudelaire continuano a peggiorare, e peggiora anche il suo stato di salute, anche a causa dell’alcol e dell’oppio. Di queste esperienze rimane testimonianza soprattutto nel libro Les paradis artificiels ( 1860). Invecchia precocemente, ma proprio in questi anni lavora con alacrità. Comincia a comporre i poemi in prosa di Le spleen de Paris, che usciranno postumi nel 1869.
Nel 1860 subisce la prima crisi cerebrale. Dall’anno precedente al 1866 prepara anche Mon coeur mis à nu. Nel 1866 esce Le peintre de la vie moderne, opera dedicata a Constantin Guys.
Con la speranza, attraverso una serie di conferenze, di guadagnare un po’ di denaro, nel 1864 parte per il Belgio. Vi trascorre, invece, giorni di assoluta miseria, tra indicibili sofferenze fisiche e morali. Proprio in quel paese, nel 1866, a Namur, mentre sta visitando la chiesa di Saint-Loup, viene colpito da un attacco di emiplegia e di afasia. Rimane paralizzato nel lato destro del corpo. Il 31 agosto del 1867, a Parigi, nella casa di cura del dottor Duval, Charles Baudelaire muore a quarantaquattro anni. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme alla madre e al detestato patrigno.
Nel 1949 la Corte di Cassazione francese riabilita la sua memoria e la sua opera.

Art Kane, fotografo statunitense († 1995)
Art Kane (nome d'arte di Arthur Kanofsky) (New York, 9 aprile 1925 – 3 febbraio 1995) è stato un fotografo statunitense.
La sua attività si è svolta prevalentemente nel mondo della moda e della musica. Il suo scatto più famoso è stato anche il primo: si tratta della foto nota col titolo di "A great day in Harlem" o più semplicemente "Harlem 1958", apparsa sulla rivista Esquire, e unanimemente considerata la più importante foto di jazz di tutti i tempi. Realizzata partendo da un'idea del futuro regista Robert Benton, allora editor della rivista, per accompagnare un articolo sulla golden age del jazz, l'immagine riunisce 57 grandi jazzisti, convocati per l'occasione da Kane, allora giovane giornalista freelance e art director di Esquire, in una mattina d'estate del 1958: il luogo prescelto fu il quartiere newyorchese di Harlem, e in particolare la 126a strada, tra la Fifth Avenue e la Madison Avenue: l'eccezionalità dell'immagine consiste nell'aver riunito, tutti insieme, un così elevato numero di musicisti di grande caratura, esponenti di tutte le generazioni jazzistiche; da Count Basie a Charles Mingus, da Coleman Hawkins a Thelonious Monk. Sulle circostanze in cui nacque questa foto è stato realizzato nel 1994 un documentario, A great day in Harlem, firmato da Jean Bach, e nominato nel 1995 per l'Oscar al miglior documentario.
Durante la seconda guerra mondiale, Art Kane militò in una unità dell'esercito statunitense nota come "The Ghost Army", il cui compito era quello di confondere il nemico servendosi di mezzi audio, video e fotografici, e che costituì una grande fucina di futuri professionisti dell'immagine. Oltre a fotografare il mondo del jazz, Art Kane ha fotografato grandi star del rock come i Rolling Stones, Bob Dylan e i Who, ottenendo attestati di stima da personaggi del calibro di Andy Warhol.

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