Ciao, mi raccomando. Ciao, divertiti. Si, ciao, che noia papà. Certo, che noia, certo. Ma vallo a pensare oggi, se c'è ancora qualcosa che funziona nella testa, se non l’hai sbattuta anche tu, se non sei come quel pullman che sembra una Smart, finito, sordo come il dolore, che poi sarà sordo: ma dentro sa urlare forte. «Ciao» è un appuntamento, la scommessa su domani. Dici ciao e pensi che quando tornerà tuo figlio ti racconterà tante storie e te ne nasconderà altrettante proibite. Sai che avrà le prime notti piccole, piccole come lui. Ma dai, così si cresce, si cresce stando fuori dalle gonne di mamma, dai pantaloni di papà. Una settimana è come un ciao, breve, allegra. Smettila, anche tu alla sua età dovevi crescere e sei cresciuto. Anche tu hai sentito, ciao, mi raccomando, hai sbuffato e poi sei corso ad abbracciare mamma e papà. E papà faceva finta di niente lasciando alla mamma l’abbraccio più stretto. In fin dei conti si vanno a divertire, mica vanno in guerra. Mi raccomando professore. .. Lo dici e sai che si perderà fra troppi che raccomandano la stessa cosa. Poi leggi un blog: Oggi pomeriggio abbiamo mangiato zuppa e ravioli. Erano buonissimi. Ma non c'è più niente di buono se un ciao è un addio.
Fabio Maccheroni
