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Magicamente
storie e poesie


Nel preambolo la poesia appare come compagna dell’uomo sin dalle origini,
sin dai riti magici degli abitatori delle caverne; come “ordinatrice di archetipi”; 
come – ed è questa per me la definizione più importante – 
“inseguimento appassionato del Reale”

(Oscar Vladislas de Lubicz Mi�osz, Qualche parola sulla poesia)





In un paese d’infanzia...

In un paese d’infanzia ritrovata in lacrime,
In una città di morti battiti di cuore
(Battiti dal frastuono cullante, 
Battiti d’ala degli uccelli nunzi di morte,
Sciabordii d’ala nera sulle morte acque).
In un passato fuori dal tempo, in preda a sortilegio,
I cari occhi a lutto dell’amore ardono ancora
Di un fuoco lento di rosso minerale, di un triste sortilegio;
In un paese d’ infanzia ritrovata in lacrime…
– Ma il giorno piove sulla vacuità di tutto.
Perché mi hai sorriso nell’antica luce?
E perché e come avete potuto riconoscermi
Voi strana ragazza dalle palpebre di arcangelo,
Dalle ridenti, illividite, sospiranti palpebre,
Edera di notte estiva sulla luna delle pietre?
E perché e come, non avendo mai conosciuto
Né il mio volto né il mio lutto, né la miseria
Dei giorni, mi hai così di colpo riconosciuto
Tu mite, musicale, brumosa, pallida, cara,
Per la quale morire nella grande notte delle tue palpebre?
– Ma il giorno piove sulla vacuità di tutto.
Quali parole, quali musiche terribilmente antiche 
Fremono in me per la tua irreale presenza,
Cupa colomba dei giorni lontani, mite, bella,
Quali musiche ti fanno eco nel sonno? 
Sotto quale fogliame di arcaica solitudine,
In quale silenzio, quale melodia o quale voce
Di bambino malato ritrovarvi, oh bella,
Oh casta, oh musica ascoltata nel sonno?
– Ma il giorno piove sulla vacuità di tutto.

Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz

(Traduzione di Massimo Rizzante)





da “Cantico della primavera”

Alzati, cara testa! Guarda, bel viso!
Tutto è fiducia, incanto, riposo.

La giovane ape,
figlia del sole,
vola in esplorazione nel mistero del frutteto.

Vieni, dolce viso …
Scosterò la chioma del salice,
guarderemo nella valle.
Si piega il fiore, l’albero stormisce:
son ebbri di fragranza.

E la città, anch’essa, è bella nell’azzurro del tempo:
le torri
sono come donne che guardino
arrivare l’amato in lontananza.

La colomba dalle belle zampe scende a bere alla fontana:
come si mostra bianca nell’acqua fresca!
Si direbbe che canti nel mio cuore novello.
Eccola lontana …



O viandante, sii nostro ospite, fermati!
Troverai quiete sotto il nostro tetto.
I gravosi progetti che hai, s’assopiranno
Al mormorare aèreo del viale.
Avrai per cibo, pane, miele e latte.
Ti terremo nascosto agli affanni.
C’è una bella camera appartata
nella nostra dimora; verdi ombre vi entrano
dalla finestra aperta su un giardino
pieno d’incanto, solitudine e acqua.
Egli ascolta … si ferma …
Com’è bello il mondo, benamata, com’è bello il mondo!








Oscar Vladislas de Lubicz MiÅ�osz a vent’anni aveva già perduto un paradiso. L’infanzia triste, solitaria, cullata dalle fiabe popolari e dal paesaggio lituano era finita, l’incanto del mondo si era presto dissolto, ma non il suo ricordo.Era nato il 28 maggio 1877 a Czereia, in Lituania, come principe di Lusazia, conte di Labunovo, capo del clan di Lubicz del ramo Bozavola, figlio di Vladislas e Miriam Rosalie Rosenthale, genitori eccentrici e solitari.Il padre, che aveva sposato Rosalie a dispetto del pregiudizio anti-ebraico della nobiltà polacca e lituana del tempo, aveva poi costretto la giovane donna a vivere in isolamento e solitudine. La reazione della madre di MiÅ�osz fu di dolorosa chiusura e distacco nei confronti di tutti, figlio compreso. Il padre passava le sue giornate tra estenuanti cavalcate solitarie ed eccessive bevute, era un uomo violento e irrequieto, e arrivò ad attuare un tentativo di suicidio in presenza del giovane figlio.In questo periodo Oscar Vladislas passava le sue giornate da solo, spesso all’aperto, curioso delle attività degli altri bambini (in particolare dei piccoli ebrei), ma sempre in solitudine sognante.In famiglia si parlava il francese e tutte le opere di MiÅ�osz saranno scritte in questa lingua.La famiglia di Milosz nel 1889 accompagnò Oscar Vladislas a Parigi, dove questi frequentò un liceo francese e, successivamente, si iscrisse all’École du Louvre e all’École de Langues Orientales, specializzandosi in ebraico e assirologia. Dal 1902 al 1906 tornò a risiedere nel paese natale e, quindi, iniziò un periodo di viaggi, che durò fino al 1914, e durante il quale visitò Russia, Polonia, Germania, Inghilterra, Italia, Austria, Spagna e Africa settentrionale. Da tempo la sua base era ormai Parigi.Nel 1904 morì suo padre, lasciandogli una cospicua rendita e numerosi possedimenti.Fin da giovanissimo, MiÅ�osz aveva frequentato gli ambienti letterari parigini e sembra che Oscar Wilde abbia un giorno esclamato:”Li conoscete? Costui è Moréas, il poeta. E questi è MiÅ�osz, la poesia stessa”. L’eloquenza di MiÅ�osz era elegante e incantevole e anche il suo stile fu subito raffinato, sognante, per un certo periodo persino confuso con un tardo frutto del decadentismo, equivoco certo generato dal titolo poco scaltro del suo primo libro di poesie: Le poéme des decadences.Nel 1916 fu mobilitato nelle divisioni russe dell’armata francese, assegnato all’ufficio degli studi diplomatici del Ministero francese degli Affari Esteri. L’anno successivo, a causa della rivoluzione russa, gli vennero confiscate le terre in Lituania. Dal 1916 al 1926 fu diplomatico lituano a Parigi, ricoprendo vari incarichi. nel 1926 MiÅ�osz lasciò la carriera diplomatica attiva, pur continuando a essere consigliere diplomatico in Francia; si ritirò quindi a Fontainebleau, in una villa nel cui parco accolse un numero enorme di uccelli. Nello stesso anno morì sua madre.A un certo punto della vita di MiÅ�osz iniziarono ad avere sempre maggiore importanza alcune discipline esoteriche: studiò la kabbalah ebraica e gli antichi trattati di alchimia, lesse Claude de Saint-Martin, Martinez de Pasqually, Jakob Boheme, Paracelso e Sendivogius, decifrò in chiave sapienziale l’Apocalisse, fu interessato al pensiero neo-platonico e a quello pitagorico, alla magia egizia e a Emanuel Swedenborg.Per MiÅ�osz, come per Goethe, ch’egli tradusse ampiamente, il mondo naturale non era altro che una rappresentazione di quello spirituale.In questo contesto si inquadra ciò che avvenne il 14 dicembre 1914: dopo un periodo di assoluto isolamento, durante il quale solo pochissimi dei suoi amici, in possesso di un codice particolare, venivano accolti in casa da MiÅ�osz, questi ebbe una notte eccezionale, di illuminazione mistica, durante la quale, sosteneva, vide il “sole spirituale”. Oscar Vladislas era inoltre appassionato di araldica e convinto che nel blasone si potessero trovare relazioni con la reincarnazione. Insieme con i poeti Carlos Larronde e Nicolas Beaudoin animò una serie di società che si ricollegavano idealmente alla Rosa-Croce cattolica di Péladan. Nel 1919 creò il gruppo dei Veilleurs de la Nuit, il cui circolo interno era costituito da dodici membri, detti Fratelli di Elia, a cui subito o poco dopo – non è chiaro – si unirà un gruppo di persone gravitanti attorno al chimico ed egittologo René Adolphe Schwaller. Questi, per non meglio identificati servigi resi alla causa degli Stati baltici, fu adottato da MiÅ�osz e cambiò il suo nome in Schwaller del Lubicz.Inizialmente il gruppo di dedicava soprattutto a questioni metafisiche e probabilmente doveva il proprio nome a un romanzo inedito di Nicolas Beaudoin. Ma presto alcuni suoi membri iniziarono a occuparsi anche di spiritismo e altre pratiche che contrastavano fortemente con l’esoterismo cristiano a cui si rifacevano alcuni suoi componenti. Il gruppo dei Veilleurs aveva come aspetto esterno il raggruppamento denominato Centro Apostolico, il quale divenne una specie di sinarchia occultista, con risvolti politici e sociali. MiÅ�osz non fu d’accordo col tono paganeggiante e pre-nazista impresso al gruppo dai nuovi arrivati e se ne distaccò. Poco dopo lo stesso gruppo si sciolse. Importante è notare che Schwaller de Lubicz fu probabilmente il principale artefice del mito di Fulcanelli, autore due famosi libri di alchimia del XX secolo: Il mistero delle cattedrali e Le dimore filosofali, e il più influente interprete “esoterico” di geroglifici egiziani del secolo scorso. Sembra che per un lungo periodo questi abbia intrattenuto un rapporto molto intimo con MiÅ�osz. Schwaller de Lubicz fece studi sulla lingua sacra dell’antico Egitto che non erano lontani dalle ricerche sulla lingua fatte dal gruppo dei Veilleurs: il linguaggio era visto come entità vivente, in stretta relazione con la coscienza di chi lo percepisce. Con molta probabilità Schwaller de Lubicz, mentre sviluppava il lavoro alchemico con Fulcanelli, approfondiva la propria filosofia ermetica con MiÅ�osz. Secondo MiÅ�osz “la caduta di Adamo e la confusione delle lingue sono solamente i simboli della divisione in spazio, tempo, movimento e materia, dell’unità chiusa originariamente nel sangue”. E ancora il sangue, il ritmo delle pulsazioni cardiache, il movimento come chiave del mistero dello spazio e del tempo, la trasfiguarazione dell’amore terreno in amore divino, il superamento della carnalità nello spirito, sono tutti temi che MiÅ�osz ha trattato più volte e che, insieme all’eccezionale bellezza della sua poesia, hanno portato Robert Amadou a definirlo “il più grande srittore esoterico contemporaneo”. Dal 1927 MiÅ�osz si convertì al cattolicesimo e nel 1934 diceva che “Pater, Ave Maria e genuflessione” potevano e dovevano bastare e, in effetti, nell’ultimo periodo della sua vita tornò alla più stretta ortodossia cattolica. La ricerca del Reale lo aveva riportato a casa. Morì di embolia, il 2 marzo 1939, a Fontainebleau
Letto volte.

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