Poesie di Francisca Aguirre

I trecento scalini
Tutto era calmo nella casa spenta.
Fino al giorno seguente, dio sa fino a quando
il silenzio regnava come un idolo antico.
Non funzionavano le leggi del traffico,
quelle imprescindibili ordinanze
che bisogna rispettare per circolare nel corridoio.
È come se la notte proponesse una tregua,
come se spegnendo la luce si spegnesse il pericolo.
Ascolto. Niente. Tacciono tutti unanimi.
Guardare il buio è comportarsi da morto:
gli occhi vanno dal nero che ci abita
al nero che ci avvolge.
Siamo gli spenti, gli assenti,
quelli che affastellano il tempo sui loro polsi;
siamo gli uditori del silenzio
e quel silenzio è come un tunnel per dove solo avanza il
tempo.
Non vedere, senza essere cieco, è sprofondare nel tempo.
(traduzione di Raffaella Marzano)

Nero incendio
La notte è con me.
Dopo un giorno dal cielo torbido e ragnato
ho guardato d’un tratto alla finestra
e ho visto il nero incendio.
Come è irreale e sorprendente a volte ciò che conosciamo.
In quale modo strano
di colpo siamo vivi.
In quale modo subdolo e pacato
di colpo siamo morti.
Qualcuno che in quest’ombra mi denunci,
qualcuno che in questa notte mi difenda,
qualcuno che mi faccia da garante,
qualcuno che mi pieghi alla sua impotenza,
qualcuno, un volto, ma subito.
(Traduzione: Emilio Coco)

Non confondetevi
E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre il ricordo
di ciò che non si compì mai.
Quando mi guarderanno con aspra pietà
avrò sempre
ciò che la vita non poté offrirmi.
Credetemi:
tutto ciò che pensate sia stato disastro e perdita
non è stato altro che ipotesi.
E quando ormai non resterà più nulla
avrò sempre quel che mi fu negato.
Non confondetevi: con quel che mai ho avuto
posso riempire il mondo palmo a palmo.
Tanta paura avevate da non accorgervi
della ricchezza che si nasconde nella perdita.
Sventurati,
ben poca cosa è il vostro profitto
se non avete mai perso nulla.
Io sì che ho perduto:
io, come il naufrago,
ho tutta la terra che mi aspetta.
Francisca Aguirre
(Traduzione di Raffaella Marzano)

Francisca Aguirre è nata ad Alicante, in Spagna nel 1930. La sua famiglia fu costretta a fuggire in Francia, alla fine della guerra civile, perché si schierò con la Repubblica. Nel 1942, a seguito dell’invasione tedesca, la sua famiglia tornò in Spagna, dove il padre, il pittore Lorenzo Aguirre, è stato assassinato dal regime di Franco. Francisca Aguirre ha iniziato a pubblicare in tarda età: la sua prima collezione, Itaca, fu pubblicata quando aveva 42 anni. Aguierre ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio Esquio, e nel 2011 ha vinto il Premio Nazionale di Poesia per la sua Historia de un anatomía (Hiperión, Madrid 2010). Vive in Spagna, con il poeta Felix Grande, membro della seconda generazione dei poeti del post-guerra civile.
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